Basilica di San Pietro in Vaticano

La basilica di San Pietro in Vaticano è una basilica cattolica che si trova a Roma, all'interno della Città del Vaticano, a coronamento della monumentale Piazza San Pietro.

È la maggiore delle basiliche papali, spesso descritta come la più grande chiesa del mondo e centro del cattolicesimo.

Storia

La costruzione della basilica

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La costruzione dell'attuale basilica di San Pietro fu iniziata il 18 aprile 1506 sotto papa Giulio II e si concluse nel 1626, durante il pontificato di papa Urbano VIII, mentre la sistemazione della piazza antistante si concluse solo nel 1667. Si tratta tuttavia di una ricostruzione, dato che nello stesso sito, prima dell'odierna basilica, ne sorgeva un'altra risalente al IV secolo, fatta costruire dall'imperatore romano Costantino I nel luogo in cui si apriva il circo di Nerone e dove la tradizione vuole che san Pietro, uno degli apostoli di Gesù, fosse stato sepolto dopo la sua crocifissione. Oggi possiamo solo immaginare l'imponenza di questo edificio, immortalata solo in alcune raffigurazioni artistiche: l'impianto, arricchito nel corso dei secoli con preziose opere d'arte, era suddiviso in cinque navate e presentava analogie con quello della basilica di San Paolo fuori le mura.

Il progetto di Bramante

Sotto papa Niccolò V (1447 - 1455), la basilica costantiniana, sopravvissuta ai saccheggi e agli incendi subiti dalla città dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, fu interessata da una sostanziale opera di ristrutturazione. Il progetto prevedeva inoltre l'ampliamento del transetto e l'aggiunta di un coro che fosse la prosecuzione logica della navata. Con la morte del papa i lavori non ebbero un ampio sviluppo, e nel 1505 le fondamenta erano alzate fino ad una altezza di 1,75m circa. Il cantiere fu riaperto da Giulio II dietro consiglio di Michelangelo, che però, in pieno clima rinascimentale, decretò la costruzione di una nuova colossale basilica.

I lavori furono affidati a Donato Bramante, tra i più importanti architetti dell'epoca, il quale propose un rivoluzionario impianto a croce greca, caratterizzato da una grande cupola emisferica posta al centro del complesso ed ispirata a quella del Pantheon che doveva essere realizzata in conglomerato cementizio. La ricerca del perfetto equilibrio tra le parti, portò lo stesso Bramante ad omettere persino l'indicazione dell'altare maggiore, segno evidente che gli ideali del Rinascimento erano maturati anche all'interno dello Stato Pontificio. La costruzione della nuova basilica avrebbe infatti rappresentato la più grandiosa applicazione degli studi teorici intrapresi da Leonardo da Vinci per chiese a pianta centrale, studi chiaramente ispirati alla tribuna ottagonale della cattedrale di Firenze. Tuttavia la morte di papa Giulio II (1513), alla quale fece seguito quella dell'architetto (1514), causò forti rallentamenti al cantiere, dove ormai erano stati innalzati i quattro piloni a sostegno della cupola.

Il cantiere dal 1514 al 1546

Quali successori di Bramante furono chiamati Raffaello Sanzio e Baldassarre Peruzzi, che approntarono due diverse soluzioni per il completamento dell'edificio: il primo prevedeva il ritorno ad un impianto di tipo basilicale, con un corpo longitudinale a tre navate, mentre Peruzzi rimaneva sostanzialmente fedele alla soluzione a pianta centrale. La morte di Raffaello (1520) e il Sacco di Roma (1527) impedirono il concretizzarsi di questi progetti.

Successivamente, sotto papa Paolo III, i lavori furono ripresi da Antonio da Sangallo il Giovane, il quale irrobustì i pilastri della cupola e, intuendo di non vedere la fine dei lavori, approntò un grandioso modello ligneo (oggi conservato nelle cosiddette sale ottagonali che si aprono tra le volte ed il sottotetto della basilica) sul quale lavorò dal 1539 al 1546 avvalendosi dell'aiuto di Antonio Labacco, per illustrare nei minimi dettagli il suo disegno, che si poneva come una sintesi dei precedenti. All'impianto centrale caldeggiato dal Peruzzi si innestava infatti un avancorpo affiancato da due altissime torri campanarie; anche la cupola si allontanava dall'ideale classico del Bramante, elevandosi con una volta a base ellittica con sesto rialzato mitigata da un doppio tamburo classicheggiante. Ancora sopravviveva la vecchia basilica costantiniana, ormai come un'appendice della nuova struttura, dalla quale fu separata nel 1545 da un muro divisorio, probabilmente per ripararla dal rumore e dalle polveri del cantiere.

Il progetto di Michelangelo

Dopo Sangallo, deceduto nel 1546, alla direzione dei lavori subentrò Michelangelo Buonarroti, ormai settantenne, il quale, volendo sottolineare maggiormente l'impatto della cupola, tornò alla pianta centrale del progetto originario, annullando però la perfetta simmetria studiata da Bramante. Questa scelta portò allo scarto dell'idea di Antonio da Sangallo e del suo costosissimo progetto che Michelangelo considerava troppo poco luminoso e stilisticamente scadente. Non mancarono le critiche, sostenute con forza dai sostenitori del modello di Sangallo, primo fra tutti Nanni di Baccio Bigio (a sua volta aspirante alla direzione dei lavori), secondo le quali Michelangelo avrebbe speso più in demolizioni che in costruzioni. Al fine di prevenire il rischio che dopo la sua morte qualcuno avesse nuovamente demolito e ricostruito, fece "blindare" il progetto da una bolla del papa Paolo III nel 1549 in cui era fatto obbligo di continuare a costruire secondo il progetto del maestro, che divenne quindi immutabile (anche se, come vedremo più avanti, solo in teoria).

All'equilibrio rinascimentale egli contrappose la forza e la drammaticità che derivavano dal suo genio: innanzitutto, su un lato anteriore disegnò una facciata porticata sormontata da un attico, dando quindi una direzione principale all'intero edificio; poi, dopo aver demolito parti già realizzate dai suoi predecessori, rafforzò ancora i pilastri a sostegno della cupola, allontanandoli dalle delicate proporzioni bramantesche. Alla pianta di Bramante, con una croce maggiore affiancata da quattro croci minori, Michelangelo sostituì una croce centrata su un ambulacro quadrato, semplificando quindi la concezione dello spazio interno. In questo modo il fulcro del nuovo progetto sarebbe stata la cupola, ispirata nella concezione della doppia calotta a quella progettata da Filippo Brunelleschi per la cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore. Ciononostante, i sostenitori del progetto di Sangallo avanzarono ancora critiche sull'operato di Michelangelo, senza perdere occasione per mettere in cattiva luce il maestro. Nel 1551 un crollo dovuto ad un errore tecnico del capomastro di fiducia di Michelangelo non fece altro che gettare benzina sul fuoco (c'è chi pensa ad un complotto), ed i lavori furono interrotti fino al 1561. Michelangelo presentò le sue dimissioni nel 1562, allorquando il suo rivale Nanni di Baccio divenne, invischiato com'era nelle speculazioni relative al cantiere, consulente della commissione.

Nel 1564, alla morte dell'artista, la cupola non era stata ancora terminata: fu Giacomo Della Porta (1533 - 1602) ad eseguirne il completamento (1588 - 1590), conferendole un aspetto a sesto rialzato per ridurre le spinte laterali della calotta.

Il completamento della basilica

Dopo il 1602, papa Clemente VIII affidò la direzione della fabbrica a Carlo Maderno, che fu incaricato di completare la basilica con l'aggiunta di un corpo longitudinale, secondo le rigide direttive della Controriforma. L'opera mutava radicalmente il progetto di Michelangelo, facendo assumere alla basilica una pianta a croce latina, capace di ospitare un maggior numero di fedeli, ma trasformando la chiesa in uno "strumento di culto di massa" e attenuando anche l'impatto della cupola sulla piazza antistante.

Non esente da critiche fu pure l'eccessiva larghezza della facciata in travertino, iniziata nel 1608 e che, pur riproponendo alcuni temi del disegno michelangiolesco, non ne aveva la stessa profondità ed eleganza: due torri campanarie avrebbero dovuto sorgere ai lati della medesima facciata, ma, dopo l'inizio dei lavori, si manifestarono preoccupanti problemi statici alle fondamenta che decretarono la sospensione dei lavori e l'abbattimento di quanto eseguito fino ad allora. Le colonne dell'unico campanile in parte realizzato vennero però reimpiegate per le facciate delle chiese di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto di piazza del Popolo.

Nel tentativo di dare slancio al severo prospetto, Gian Lorenzo Bernini, autore della piazza antistante alla basilica, eseguì una serie di trasformazioni: limitò alla sola parte centrale la scalinata d'ingresso alla chiesa e, davanti ai due archi che avrebbero dovuto sostenere i suddetti campanili, scavò il terreno sottostante, portando il nuovo piano di calpestio quanto più possibile vicino al livello della piazza.

Frattanto, nel 1611 fu data per la prima volta la benedizione papale dalla nuova loggia, mentre nel 1615 la navata poteva dirsi compiuta; la basilica fu consacrata da papa Urbano VIII nel 1626.

Piazza San Pietro

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La sistemazione della piazza (1656 - 1667) è dovuta, come detto, al genio di Gian Lorenzo Bernini, che realizzò qui la sua opera d'architettura più celebre. Lo spazio fu quindi suddiviso in due parti: la prima, a forma di trapezio rovescio con il lato maggiore lungo la facciata, la quale, grazie al particolare effetto prospettico, assumeva un aspetto più slanciato; la seconda di forma ovale con l'imponente colonnato architravato. Nel progetto berniniano compariva uno spicchio centrale "il nobile interrompimento" in prosecuzione del colonnato, che, se realizzato, avrebbe nascosto la piazza e la basilica rispetto alla veduta frontale. In questo modo, provenendo da Ponte Sant'Angelo, il visitatore, dopo aver percorso le vie anguste del rione del Borgo antistante la basilica, si sarebbe trovato all'improvviso in uno spazio vasto e solenne e avrebbe provato stupore e meraviglia. Le aspirazioni del Bernini non trovarono mai seguito, tanto è vero che, con l'apertura dell'attuale Via della Conciliazione (1936 - 1950) e lo sventramento del quartiere di Borgo, la facciata della basilica divenne una monumentale quinta al termine di un lungo rettilineo.

Gli architetti della basilica

  • dal 1506 Bramante, con la collaborazione di Giovanni Giocondo e Giuliano da Sangallo
  • dal 1514 Raffaello, con la collaborazione di Frà Giocondo fino 1515 e di Antonio da Sangallo il Giovane
  • dal 1520 Antonio da Sangallo il Giovane, con collaboratore Baldassarre Peruzzi
  • dal 1546 Michelangelo
  • dal 1564 Jacopo Barozzi da Vignola
  • dal 1573 Giacomo Della Porta con Domenico Fontana
  • dal 1603 Carlo Maderno
  • dal 1629 Gian Lorenzo Bernini

Descrizione

La basilica di San Pietro è uno dei massimi edifici del mondo: lunga ben 218 metri e alta fino alla cupola oltre 130 metri, la superficie totale è di circa 23.000 metri quadrati.

La facciata

Larga circa 115 metri e alta quasi 46 metri, venne innalzata da Carlo Maderno fra il 1607 ed il 1614, ed è articolata mediante l'uso di colonne d'ordine gigante che inquadrano gli ingressi e la Loggia delle Benedizioni, il luogo dove viene annunziata ai fedeli l'elezione del nuovo papa; al di sotto si trova un altorilievo di Ambrogio Buonvicino, intitolato Consegna delle Chiavi, del 1614 circa. Nella trabeazione, al di sotto del frontone centrale, è impressa l'iscrizione Шаблон:Quote

La facciata è preceduta da due statue raffiguranti san Pietro e san Paolo, scolpite rispettivamente da Giuseppe De Fabris e Adamo Tadolini nel 1847 per sostituire quelle precedenti, compiute da Paolo Taccone e Mino del Reame nel 1461. Sulla sommità sono disposte le statue, alte anche oltre 5,7 m, di Gesù, Giovanni Battista e di undici dei dodici apostoli (manca san Pietro). Ai lati della medesima sono collocati due orologi realizzati nel 1785 da Giuseppe Valadier; sotto l'orologio di sinistra si trova una grande campana di 7,50 m di circonferenza e oltre 9 tonnellate di peso. La facciata è stata restaurata in occasione del giubileo del 2000, e riportata ai colori originariamente voluti da Maderno.

Il portico

Varcato il cancello centrale, si accede ad un portico che si estende per tutta la larghezza della facciata e sul quale si aprono i cinque accessi alla basilica. L'atrio è fiancheggiato da due statue equestri: Carlo Magno, a sinistra, di Agostino Cornacchini (1725) e, sul lato opposto, Costantino, creata dal Bernini nel 1670 e che sottolinea l'ingresso ai Palazzi Vaticani attraverso la Scala Regia. Alcuni stucchi arricchiscono tutta la volta sovrastante, da un'idea di Martino Ferrabosco ma realizzata da Ambrogio Buonvicino, a cui appartengono anche le trentadue statue di papi collocate ai lati delle lunette. Sulla parete sopra l'accesso principale alla basilica è riportato un importante frammento del mosaico della Navicella degli Apostoli, eseguito da Giotto per la primitiva basilica e collocato nell'attuale sede solo nel 1674.

Le porte

Per entrare nella basilica vi sono cinque porte. La porta all'estrema sinistra è stata realizzata da Giacomo Manzù nel 1964, ed è nota come Porta della Morte: venne commissionata da Giovanni XXIII e prende questo nome poiché da questa porta escono i cortei funebri dei Pontefici. È strutturata in quattro riquadri; nel principale vi è la raffigurazione della deposizione di Cristo e della assunzione al cielo di Maria. Nel secondo sono rappresentati i simboli della Eucarestia: pane e vino, richiamati simbolicamente da tralci di vite e da spighe tagliate. Nel terzo riquadro viene richiamato il tema della morte. Sono raffigurati l'uccisione di Abele, la morte di Giuseppe, il martirio di san Pietro, la morte dello stesso Giovanni XXIII che non visse abbastanza per vederla (in un angolo è richiamata l'enciclica "Pacem in Terris"), la morte in esilio di Gregorio VII e sei animali nell'atto della morte. Dal lato interno alla basilica vi è l'impronta della mano dello scultore e un momento del Concilio Vaticano II, quello in cui il cardinale Rugambwa, primo cardinale africano, rende omaggio al papa.

Segue la Porta del Bene e del Male, opera di Luciano Minguzzi che vi ha lavorato dal 1970 al 1977. La Porta Centrale, o Porta del Filarete, fu ordinata da papa Eugenio IV ad Antonio Averulino detto appunto il Filarete e venne eseguita tra il 1439 e il 1445 per l'accesso alla basilica costantiniana. È realizzata in due battenti di bronzo e ogni battente è diviso in tre riquadri sovrapposti. Nei riquadri in alto sono rappresentati a sinistra Cristo in trono a destra Madonna in trono; nei riquadri centrali sono rappresentati san Pietro e San Paolo, il primo mentre consegna le chiavi a papa Eugenio IV, il secondo rappresentato con la spada e un vaso di fiori. I riquadri inferiori rappresentano il martirio dei due santi. A sinistra la decapitazione di san Paolo, a destra la crocifissione capovolta di san Pietro. I riquadri sono incorniciati da girali animati con profili di imperatori e nell'intercapedine fra questi vi sono fregi con episodi del pontificato di Eugenio IV. Dal lato interno vi è la insolita firma dell'artista. Questo ha rappresentato i suoi allievi al seguito di un mulo che lui stesso cavalca.

A destra rispetto alla precedente si trova la Porta dei Sacramenti. È stata realizzata da Venanzo Crocetti ed inaugurata da papa Paolo VI il 12 settembre 1965. Sulla porta è rappresentato un angelo che annuncia i sette sacramenti.

La porta più a destra è la Porta Santa realizzata in bronzo da Vico Consorti nel 1950 e donata a papa Pio XII. Nelle sedici formelle che la costituiscono si può vedere lo stesso Pio XII e la bolla di Bonifacio VIII che indisse il primo Giubileo nel 1300. Al di sopra sono presenti alcune iscrizioni: PAVLVS V PONT MAX ANNO XIII, mentre quella appena sopra la porta recita GREGORIVS XIII PONT MAX. In mezzo a queste due scritte sono presenti alcune lastre che commemorano le recenti aperture.

IOANNES PAVLVS II P.M.
PORTAM SANCTAM
ANNO IVBILAEI MCMLXXVI
A PAVLO PP VI
RESERVATAM ET CLAVSAM
APERVIT ET CLAVSIT
ANNO IVB HVMANE REDEMP
MCMLXXXIII – MCMLXXXIV

IOANNES PAVLVS II P.M.
ITERVM PORTAM SANCTAM
APERVIT ET CLAVSIT
ANNO MAGNI IVBILAEI
AB INCARNATIONE DOMINI
MM-MMI

PAVLVS VI PONT MAX
HVIVS PATRIARCALIS
VATICANAE BASILICAE
PORTAM SANCTAM
APERVIT ET CLAVSIT
ANNO IVBILAEI MCMLXXV

Nel giubileo dell'anno 1983 - 1984 dall'umana redenzione, Giovanni Paolo II, Pontefice Massimo, aprì e chiuse la porta santa, chiusa e sigillata da papa Paolo VI nel 1976. Giovanni Paolo II, Pontefice Massimo, nuovamente aprì e chiuse la porta santa nell'anno del Grande Giubileo dall'incarnazione del Signore 2000 - 2001. Paolo VI, Pontefice Massimo, aprì e chiuse la porta santa di questa basilica patriarcale vaticana nell'anno del Giubileo del 1975.

L'interno

L'immenso spazio interno è articolato in tre navate per mezzo di robusti pilastri sui quali si aprono grandi archi a tutto sesto. La navata centrale, lunga 187 metri ed alta circa 45 metri, è coperta da una un'ampia volta a botte e culmina, dietro al colossale Baldacchino di San Pietro, nella monumentale Cattedra. Particolarmente ricercato è il disegno del pavimento marmoreo, in cui sono presenti elementi provenienti dalla precedente basilica, come il disco in porfido rosso egiziano sul quale si inginocchiò Carlo Magno il giorno della sua incoronazione. Diecimila metri quadrati di mosaici rivestono poi le superfici interne e si devono all'opera di numerosi artisti che operarono soprattutto tra il Seicento e il Settecento, come Pietro da Cortona, Giovanni De Vecchi, Cavalier d'Arpino e Francesco Trevisani. Lungo le navate, presso i 45 altari e nelle 11 cappelle che si aprono all'interno della basilica, sono ospitati diversi capolavori di inestimabile valore storico ed artistico, alcuni dei quali provenienti dalla chiesa paleocristiana, come la statua bronzea di San Pietro (n. 71), attribuita ad Arnolfo di Cambio.

Nella prima cappella a destra (n. 9) è collocata la celebre Pietà di Michelangelo, opera degli anni giovanili del Maestro (1499) e che colpisce per l'armonia e il candore delle superfici; la scultura è protetta da una teca di cristallo a seguito dei danneggiamenti subiti nel 1972, quando un folle vi si avventò contro, colpendola in più punti con un martello. Seguono quindi la Cappella di San Sebastiano (n. 13) e la Cappella del Santissimo Sacramento (n. 17): la prima custodisce un dipinto del Domenichino, mentre la seconda presenta decorazioni di Pietro da Cortona ed è chiusa da una cancellata ideata da Francesco Borromini, il quale giunse a Roma richiamato proprio dal Maderno, del quale era un lontano parente. Prima del transetto, la navata destra si chiude nella Cappella Gregoriana (n. 21), ricavata nell'ambulacro che corre intorno alla cupola.

Sul lato opposto, partendo dal fondo della navata, si trova la Cappella della Vergine della Colonna (n. 46), decorata una grandiosa pala d'altare marmorea di Francesco Algardi; vicino si erge il monumento a papa Alessandro VII (n. 47), opera del Bernini in cui il papa è mostrato assorto in preghiera, con la morte, raffigurata da uno scheletro che sorregge una clessidra, che precede una porta, il simbolico passaggio verso all'aldilà.

Oltrepassando il transetto si apre la Cappella Clementina (n. 75), dove riposano i resti di Gregorio Magno, mentre un'altra cancellata del Borromini delimita la Cappella del Coro (n. 81), speculare proprio a quella del Santissimo Sacramento; oltre l'attigua Cappella della Presentazione (n. 87), la navata si chiude con la Cappella del Battesimo (n. 93), decorata da Carlo Fontana e con mosaici del Baciccio completati poi da Francesco Trevisani.

Tra gli altri capolavori contenuti all'interno della basilica, è doveroso inoltre citare la tomba di papa Urbano VIII (n. 38), realizzata da Gian Lorenzo Bernini, che vi lavorò a partire dal 1627: il complesso è dominato dalla statua del papa in atto di benedire, con ai lati del sarcofago le figure allegoriche della Carità e della Giustizia. Al centro uno scheletro scrive l'epitaffio.

Altre significative opere funerarie sono il monumento a Clemente XIII (n. 32), opera di Antonio Canova (1787 - 1792); la tomba di Innocenzo VIII (n. 82), eseguita da Antonio Pollaiolo (XV secolo e rimaneggiata successivamente); il monumento a Leone XI (n. 77) di Alessandro Algardi (1634 - 1644); infine la tomba di Pio VII (n. 74) di Bertel Thorvaldsen, unico artista non cattolico ad aver lavorato per la basilica.

Su tutte queste opere domina per imponenza il Baldacchino di San Pietro (n. 64), ideato dal genio di Gian Lorenzo Bernini e innalzato tra il 1624 ed il 1633. Realizzato col bronzo prelevato dal Pantheon, è alto quasi 30 metri ed è sorretto da quattro colonne tortili ad imitazione del Tempio di Salomone e del ciborio della vecchia basilica costantiniana, le cui colonne erano state recuperate ed inserite come ornamento nei pilastri della cupola michelangiolesca. Al centro, all'ombra del Baldacchino, avvolto dall'immenso spazio della cupola, sorge l'Altare papale, detto di Clemente VIII, collocato sulla verticale esatta del Sepolcro di San Pietro. Di alcuni anni posteriore, nell'abside della basilica, è invece la Cattedra di San Pietro (n. 39), un monumentale reliquiario opera dello stesso Bernini e contenente la cattedra dell'epoca paleocristiana, sorretta dalle statue dei quattro Padri della Chiesa e illuminata dalla sfolgorante apparizione della colomba. Sotto la cupola si trovano invece, all'interno delle nicchie alla base dei pilastri, le sculture ordinate da Urbano VIII nel 1463: sono San Longino (n. 56) di Gian Lorenzo Bernini (1639), Sant'Elena (n. 59) realizzata da Andrea Bolgi nel 1646, Santa Veronica (n. 62) del 1632 ed appartenente a Francesco Mochi, ed infine Sant'Andrea (n. 55) di François Duquesnoy (1640).

La cupola

Con i suoi 136 metri di altezza, i suoi 42 metri di diametro (di poco inferiore però a quello del Pantheon) e i suoi 537 scalini è il simbolo stesso della basilica e dell'intera città di Roma.
Poggia su un alto tamburo definito all'esterno da una teoria di colonne binate e aperto da sedici finestroni rettangolari, separati da altrettanti costoloni. Quattro immensi pilastri, di 71 metri di perimetro, sorreggono l'intera struttura, il cui peso è stimato in 14.000 tonnellate.

Come detto, la cupola fu costruita in soli due anni da Giacomo Della Porta, seguendo i disegni di Michelangelo, il quale però aveva probabilmente previsto una cupola perfettamente sferica; Della Porta, per prevenire dissesti strutturali, la realizzò a sesto rialzato, circa 7 metri in più rispetto a quella michelangiolesca, e cinse la base con catene di ferro. Ciò nonostante, nel corso dei secoli, a causa del manifestarsi di pericolose lesioni, soprattutto nel tamburo, si resero necessari altri interventi di consolidamento, ad opera dell'ingegnere Poleni, con l'inserimento nella struttura del tamburo di altre 5 catene.

Dal punto di vista strutturale è costituita da due calotte sovrapposte, secondo quanto già realizzato a Firenze dal Brunelleschi: la calotta interna, più spessa, è quella portante, mentre quella esterna, rivestita in lastre di piombo ed esposta agli agenti atmosferici, è di protezione alla prima. Ottocento uomini lavorarono al completamento della cupola che, nel 1593, fu chiusa con la svettante lanterna dotata di colonne binate.
Altre quattro cupole minori, puramente ornamentali, avrebbero dovuto sorgere attorno alla maggiore per esaltarne la centralità, tuttavia furono portate a termine solo quelle sovrastanti le cappelle Gregoriana e Clementina.

La decorazione interna è realizzata secondo la tecnica del mosaico, come la maggior parte delle raffigurazioni presenti in basilica: eseguita dai citati Cavalier d'Arpino e Giovanni De Vecchi per volontà di Clemente VIII, presenta scene col Cristo, gli apostoli ed busti di papi e santi.

Grotte vaticane

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Nel sottosuolo della basilica si aprono le cosiddette Grotte vaticane, luogo di sepoltura per molti pontefici. In pratica si tratta di una chiesa sotterranea a tre navate, posta proprio nelle fondamenta del Baldacchino di San Pietro e ricavata nel dislivello tra la nuova e la vecchia basilica. Intorno al 1940 furono intrapresi alcuni scavi che dapprima riportarono alla luce il pavimento dell'antica basilica costantiniana e successivamente, scavando oltre, i resti di una necropoli romana. Infatti, per creare la base della prima chiesa, si dovette spianare e livellare il terreno della collina vaticana, ricoprendo l'area della necropoli. La presenza di questo spazio cimiteriale spiegherebbe così la convinzione che il sepolcro di San Pietro si trovasse proprio nel luogo in cui fu eretta la basilica.

A seguito della campagna di scavi, nel 1953 furono rivenute alcune ossa avvolte in un prezioso panno di porpora; esse provenivano con attendibilità da un loculo della stessa necropoli in cui si riconosceva una scritta incompleta in greco con il nome di Pietro. Questo ritrovamento dette a papa Paolo VI la convinzione che doveva trattarsi con ogni probabilità dei resti del corpo di san Pietro; i resti furono pertanto ricollocati nella posizione originaria, nel sottosuolo del Baldacchino del Bernini, da dove si accede al cosiddetto Confessionale di San Pietro (n. 65), opera di Carlo Maderno. Qui si trova una nicchia da cui risplende a mosaico l'icona bizantina di Cristo, visibile anche dalla balaustra della basilica, che arde delle sue novantanove lampade votive. Sotto l'icona, la preziosa cassetta non contiene le ossa attribuite a Pietro (che si trovano più in basso) bensì i pallii (stole con croci) che il papa conferisce ai neoeletti vescovi metropoliti per segnare il loro legame con lo stesso apostolo.

L'organo

L'organo della Basilica, che trova posto tra il baldacchino e la Cattedra di San Pietro, è stato costruito da Tamburini nel 1962 . I corpi d'organo sono due, situati nei transetti di coro della Basilica rispettivamente in Cornu Epistulae ed in Cornu Evangelii, e corrispondono ai due organi costruiti all'inizio del XX secolo dagli organari Carlo Vegezzi-Bossi e Walker. Il primo corpo d'organo comprende i registri della seconda e terza tastiera, il secondo quelli della prima e della quarta. I registri di pedale sono ripartiti nei due corpi come da necessità foniche. La consolle è posta accanto al corpo d'organo di sinistra all'interno degli stalli destinati alle cantorie. Un'altra consolle, utilizzata per le celebrazioni che si svolgono in Piazza San Pietro, è stata costruita nel 1999 dall'organaro Mascioni. La trasmissione è elettrica.

La disposizione fonica rivela che si tratta di un normale, e neppur tanto grande, organo sinfonico tipico dell'epoca in cui è stato concepito.

Nel 1875 era stato proposto a papa Pio IX il progetto di un grandioso organo dall'organaro francese Aristide Cavaillé-Coll che non fu mai realizzato, come anche altri progetti che, sempre per interessamento di organari francesi, si susseguirono fino allo scoppio della Grande Guerra.

Le campane

La basilica possiede un concerto di sei campane. La prima, precedentemente citata, è il Campanone posto sotto l'orologio in facciata: la sua nota è il Mi basso crescente +5/16 di semitono (MI2), ha un diametro di 231,6 cm e un peso stimato di 8950 chilogrammi. Segue il Campanoncino, fusa nel 1725 da Innocenzo Casini. Ha un diametro di 177,2 cm e avente una massa di 3640 kg: la sua nota è il Si bemolle 2 calante -6/16 di semitono. La terza campana è la Rota, la decana del gruppo: il suo compito in origine era quello di chiamare a raccolta gli Uditori del Tribunale della Rota Romana. Il suo peso è di 1.815 kg e la sua nota è il Re3 calante -6/16 di semitono ed è stata fusa da Guidotto Pisano nel XIII secolo. La segue la Predica, fusa nel 1909 da Giovanbattista Lucenti e pesante 830 kg; la sua nota è il Fa3 calante -8/16 di semitono. Poi c'è l'Ave Maria, rifusa nel 1932 da Daciano Colbachini. Ha un diametro di 75 cm per di 250 kg di peso; la sua nota è il Si naturale calante -5/16. Infine, chiude il gruppo la Campanella, fusa nel 1825 da Luigi Lucenti e pesante 235 kg: la sua nota è il Do acuto calante -3/16 di semitono. Dal conclave del 2005 le campane di San Pietro hanno un importante ruolo: il loro suono è il segnale definitivo dell'esito positivo del conclave. Questo provvedimento è stato attuato per fugare ogni dubbio sul colore della fumata che precede l'Habemus Papam.

Sacrestia

La sacrestia è un edificio esterno alla basilica, posto sulla sinistra della medesima; due corridoi sostenuti da arcate a sesto ribassato, la collegano alla navata di San Pietro. Fu commissionata da papa Pio VI a Carlo Marchionni nel 1776.

Completato nel 1784, l'edificio si inserisce tra le principali architetture romane di fine Settecento, ma non risulta particolarmente innovativo, tentando di armonizzarsi con lo stile della basilica. All'epoca della costruzione essa fu criticata persino dallo studioso Francesco Milizia (1725 - 1798), che per questo fu costretto ad abbandonare la città.

All'interno di questo articolato volume, che in pianta ed in alzato si presenta come l'aggregazione di diversi corpi di fabbrica, si apre la sala ottagonale della sacrestia comune, coperta da una grande cupola e affiancata dalle sacrestie dei Canonici e dei Beneficiati, dalla Sala del Capitolo e da quella del Tesoro, dove sono conservati numerosi oggetti sacri.

La Fabbrica di San Pietro

All'insieme delle opere necessarie per la sua realizzazione edile ed artistica, fu preposto un ente, la Reverenda Fabrica Sancti Petri, del quale recentemente il Vaticano ha aperto gli archivi agli studiosi: fra i preziosi documenti catalogati vi sono migliaia di note, progetti, contratti, ricevute, corrispondenze (ad esempio fra Michelangelo e la Curia), che costituiscono una documentazione del tutto sui generis sulla quotidianità pratica degli artisti coinvolti. L'ente è tuttora operante per la gestione del complesso. È da segnalare che l'immenso cantiere della basilica non passò inosservato alla cultura popolare romana: per far passare i materiali per il cantiere alle dogane senza che essi pagassero il dazio si incideva su ogni singolo collo l'acronimo A.U.FA. (Ad Usum FAbricae: [destinato] ad essere utilizzato nella fabbrica [di s. Pietro]). Nella tradizione popolare romana nacque subito la forma verbale "auffo" o "auffa", tuttora utilizzata a Roma, per indicare qualcuno che vuole ottenere servigi o beni in modo gratuito. Sempre a Roma, ancora oggi, quando si parla di un lavoro perennemente in cantiere si è soliti paragonarlo alla Fabbrica di San Pietro.

Altre informazioni

San Pietro non è una cattedrale, ovvero il soglio di un vescovo; il papa è anche il Vescovo di Roma, ma la cattedrale di Roma è la basilica di San Giovanni in Laterano.

La basilica di San Pietro è la sede delle principali manifestazioni del culto cattolico ed è perciò in solenne funzione in occasione delle celebrazioni per il Natale, la Pasqua ed i riti della Settimana Santa, la proclamazione dei nuovi papi e le esequie di quelli defunti, l'apertura e la chiusura dei giubilei. Sotto il pontificato di Pio IX ospitò le sedute del Concilio Vaticano I e sotto Giovanni XXIII e Paolo VI quelle del Concilio Vaticano II.

A Roma si trovano tre chiese dedicate a san Pietro. Oltre alla basilica esiste la chiesa di San Pietro in Vincoli, la chiesa di San Pietro in Montorio, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo all'EUR.

La basilica di San Pietro è stata per secoli la più grande chiesa cattolica; sul pavimento della navata centrale, muovendo dall'ingresso verso l'abside, si vedono inserite nel marmo delle stelle dorate: esse indicano la lunghezza totale (misurata dall'abside di San Pietro) di parecchie grandi chiese cattoliche sparse nel mondo. Il primato apparentemente le è stato tolto nel 1989 dalla basilica di Nostra Signora della Pace di Yamoussoukro, nella Costa d'Avorio, edificio ispirato proprio alle forme della basilica romana. In realtà nel computo della superficie dell'edificio africano vengono considerati anche un rettorato e una villa riservata alle visite papali: così sono solo 7.000 i posti a sedere e 11.000 quelli in piedi, contro i 60.000 stimati per la basilica di San Pietro.

Arciprete della basilica

L'arciprete è il decano fra i presbiteri di una parrocchia, responsabile per la corretta esecuzione dei doveri ecclesiastici e per lo stile di vita dei curati a lui sottoposti. Nel caso della Basilica Vaticana è il massimo responsabile dell'attività cultuale e pastorale della basilica, ed è sempre un cardinale; attualmente mantiene l'incarico il cardinale Angelo Comastri, dal 10 ottobre 2006.

L'elenco seguente riporta la lista degli arcipreti della basilica fra i quali si ricordano i principali, dal 1820:

  • Pietro Galleffi (6 maggio 1820 – 18 giugno 1837)
  • Giacomo Giustiniani (1º luglio 1837 – 24 febbraio 1843)
  • Mario Mattei (11 marzo 1843 – 7 ottobre 1870)
  • Niccola Clarelli Parracciani (8 ottobre 1870 – 7 luglio 1872)
  • Edoardo Borromeo (10 luglio 1872 – 30 novembre 1881)
  • Edward Henry Howard (12 dicembre 1881 – 16 settembre 1892)
  • Francesco Ricci Paracciani (6 ottobre 1892 – 9 marzo 1894)
  • Mariano Rampolla del Tindaro (21 marzo 1894 – 16 dicembre 1913)
  • Rafael Merry del Val y Zulueta (12 gennaio 1914 – 26 febbraio 1930)
  • Federico Tedeschini (14 marzo 1939 – 2 novembre 1959)
  • Paolo Marella (14 agosto 1961 – 8 febbraio 1983)
  • Aurelio Sabattani (8 febbraio 1983 – 1º luglio 1991)
  • Virgilio Noè (1º luglio 1991 – 24 aprile 2002)
  • Francesco Marchisano (24 aprile 2002 – 10 ottobre 2006)
  • Angelo Comastri (10 ottobre 2006 - )

Bibliografia

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Voci correlate

Collegamenti

È raggiungibile dalla stazione di Roma San Pietro (FR 3) e da Ottaviano - San Pietro - Musei Vaticani

Linee bus 64 e 40 express dalla stazione Termini.

Linea FR 5 da Roma Termini FS fino a Roma san Pietro FS.

Linea FR 3 da Roma Ostiense e da Viterbo, Bracciano, Cesano.

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