Castelli in Karlštejn

Castello di Karlštejn

8.7/10

Il castello di Karlštejn, noto anche come Karlstein, è situato in Boemia, regione della Repubblica Ceca, a circa 20 chilometri a nord da Praga, la capitale.

Esso è stato fondato nel 1348 da Carlo IV del Sacro Romano Impero, e fu consacrato nel 1365 da Papa Gregorio I. Il castello di Karlštejn è stato varie volte ricostruito: nel 1480 in stile gotico, nel XVI secolo in stile rinascimentale e tra il 1887 e il 1899 in stile neogotico.Carlo IV commissionò nell’arco del suo periodo a capo del Regno di Boemia l’edificazione di vari castelli fra cui spicca il complesso del Karlstejn, da lui voluto, vista l’imminente invasione degli Ussiti, allo scopo primario di avere un luogo sicuro per riporre i gioielli della corona, gli archivi di stato e la biblioteca, che rimarranno in quella sede per quasi duecento anni. Iniziato nel 1348 e terminato nel 1357, si trova a circa 40 km da Praga. Questa struttura massiccia, le cui pareti hanno fra i 5 e i 6 metri di spessore, contiene non meno di 5 cappelle. Nella grande torre del castello, una scala a chiocciola decorata con scene della vita di S. Venceslao e S. Ludmilla, patroni boemi vissuti entrambi nel X secolo, conduce alla famosa Cappella della Santa Croce. Questa cappella, un tempo dedicata alla Passione, contenne e contiene ancora oggi il tesoro della corona, come si diceva poco fa, e le reliquie più preziose. È il luogo dove meglio si può intuire e apprezzare il grande culto delle reliquie che caratterizza la figura di Carlo IV. È il centro ideale del complesso, si trova infatti nella torre-bastione. Non è orientata verso l’uscita perché si doveva fare in modo che l’altare potesse stare sul muro più solido, quello a nord, nel quale fu ricavata l’abside. Fu consacrata nel 1635 dopo essere stata arredata con una grande spesa. L’interno. Le vele delle volte sono coperte di blu e decorate con centinaia di stelle luccicanti in foglia d’oro. I costoloni della volta sono dorati e le chiavi di volta argentate e decorate con pietre preziose. Le finestre sono realizzate in pietra traslucida semipreziosa. Lo zoccolo è decorato con più di 200 pietre semipreziose incastonate in una superficie di stucco dorato alta più di un metro e stampigliata in modo continuo con le iniziali del Re (K), l’aquila e la corona imperiali. Questo zoccolo è sormontato da una serie di 137 tavole con busti a grandezza umana di santi, martiri e angeli, la maggior parte dei quali è ritratta in modo da apparire come se stesse guardando in basso, verso l’interno della fastosissima cappella. Fu Carlo stesso il committente della maggioranza di quelle tavole dipinte, affidate al celebre Magister Theodoricus, attivo a Praga dal 1330 al 1370 circa, importante perché è il primo pittore ceco la cui esistenza e opera è confermata da documenti. L’incarico lo mette in luce come il pittore prediletto dall’imperatore. Egli riuscì a portare a termine l’opera prima del 1370 9 il che significa in meno di cinque anni, fatto non trascurabile per l’epoca. Si diceva che la cappella della Santa Croce era un tempo dedicata alla Passione. Tutto l’ornamento della cappella infatti è legato, semanticamente, alle reliquie della Passione. Occorre qui forse ricordare a noi stessi che il punto di contatto fra il potere spirituale e quello temporale si dà nella segnatamente nella figura di Cristo, per la sua doppia entità, di carne e spirito; perciò tutto ciò che riguarda il figlio di Dio diventa oggetto di primario interesse da parte di ogni monarchia occidentale10. Risulta da documenti storici che, come si è detto, la cappella conteneva i tesori della corona, ma solo i più preziosi: la croce imperiale dell’epoca di Enrico III (XI secolo), una croce d’oro fatta eseguire da Carlo IV (che è andata perduta ma che è riprodotta in ben tre affreschi nel castello in questione) le reliquie della passione conservate in due reliquiari (uno dei due è a forma di croce, è dorato e di considerevoli dimensioni). I riferimenti alla Passione non terminano certamente qui: sopra lo zoccolo ornato sono collocate sulle pareti le tavole di Magister Theodoricus. Una tavola è contigua all’altra. Queste sono importanti oltreché per la loro espressività e qualità artistica, per il loro valore liturgico: infatti sono tutte dei reliquiari, visto che nelle relative cornici è stata inserita una reliquia riferita al santo rappresentato. Queste sono la testimonianza di una sistemazione sicuramente amplissima e precisissima, per quanto riguarda il programma iconografico, che possiamo leggere partendo dall’altare: nell’altare le reliquie più importanti sono associate direttamente alle insegne imperiali, poi le pareti sono appunto coperte dalle tavole-reliquiari che sono disposte su quattro ordini nei quali sono allineati santi cavalieri, sante vergini, vedove, santi vescovi, abati benedettini, apostoli e testimoni del mistero della Croce. Non sembra che esistano altri luoghi paragonabili a questa così singolare sintesi di devozione da una parte e scrupoli classificatori dall’altra. Vi sono segnatamente due elementi di questo allestimento che testimoniano come la Cappella sia un punto di svolta importantissimo verso un collezionismo dai caratteri nuovi: 1. L’attenzione per il ritratto, la quale anticipa il culto umanistico per le immagini degli uomini illustri, anche se qui, il ritratto non ha ancora una funzione autonoma, ma ha valore soltanto in quanto legato al segno tangibile dato dalla reliquia. Il carattere di primitiva didascalia che vengono ad assumere le singole tavole nei confronti del contenuto: potremmo forse dire che anticipano uno dei caratteri tipici del museo. Nel corso dell’ultimo restauro del castello avvenuto alla fine del XVIII secolo sotto la direzione dell’architetto Josef Mocker è stato trovato in una parete del castello quello che è stato chiamato il “tesoretto del Karlstejn”. Si tratta di una consistente raccolta di oggetti di tipo laico. Ne fanno parte quattro scodelle rare, una collezione di accessori di vario tipo per l’abbigliamento, due grandi fibule da mantello, una specie di piccola ampolla da appendere, una fibbia decorata in metallo, molte altre fibbie decorate con vari motivi. Il gruppo più consistente di questo “tesoretto” rimane comunque quello dei bottoni: circa 150 pezzi dalle forme e dimensioni più svariate. Questa consistentissima raccolta testimonia come nel periodo ci sia stato un incremento rapido del mercato orafo alla corte del Lussemburgo, anche perché l’uso dell’oro è in questo caso esteso ad oggetti il cui uso non riguarda l’ambito liturgico. Quando nel 1335 Carlo IV passa per il Veneto, o lui o la moglie commissionano A al pittore italiano Tomaso Da Modena (1326-1379) due tavole per il Karlstejn. Entrambe le tavole sono firmate e si tratta di un trittico e un dittico. Il trittico è composto di tre tavole, appunto. Quella centrale rappresenta una Madonna con bambino, le laterali recano un S. Venceslao e un S. Palmazio. La tavola è stata riportata a Karlstejn nel 1919 dalla Galleria Imperiale di Vienna dove era stata portata per ragioni conservative. Il dittico invece è un’Imago Pietatis: una Madonna nella tavola di sinistra e un Cristo passo in quella di destra. La testa del Cristo è completamente sparita e l’arcangelo che era rappresentato nella cuspide che lo sormonta, non è più leggibile. Non si sa esattamente dove questo dittico fosse collocato originariamente, forse era nel castello del Karlstejn, ma non nella cappella della Santa Croce.

È dunque immediatamente chiaro il valore religioso ma anche materiale, estetico, storico che questa Cappella trasmette. Fajt ci dice che Benes Krabice di Weitmile, il cronista principale dell’Imperatore, scrisse: “in tutto il mondo non c’è un castello o una cappella così preziosa e meritevole come la Cappella della Santa Croce a Karlstejn”.

Nel castello è situato un museo in cui sono conservati dipinti bizantini e medievali.

Bibliografia

L. COLETTI, Tomaso da Modena, Neri Pozzi editore, Venezia, 1963.

AUTORI VARI, Gothic art in Bohemia, Phaidon, Monaco, 1977.

O.PUJMANOVA, Alcuni aspetti sull’opera di Tomaso da Modena a Karlstejn, in Tomaso da Modena e il suo tempo, atti del convegno internazionale di studi per il 6° centenario della morte: Treviso 31 agosto - 3 settembre 1979, Treviso, 1980.

A. LUGLI, Naturalia et mirabilia, Mazzotta, Milano, 1983.

Dizionario delle pitture e dei pittori, Torino, Einaudi, 1992.

C. DE BENEDICTIS, Per la storia del collezionismo italiano: fonti e documenti, Milano, Ponte alle Grazie, 1998. DE VECCHI – CERCHIARI, I tempi dell’arte, vol I, Bompiani, Milano, 2002.

AUTORI VARI, Prague, the crown of Bohemia,1347-1437,Londra, ed. Barbara Drake Bohem and jiri Fajit, 2005.

Voci correlate

  • Castelli della Repubblica Ceca

Collegamenti esterni

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Suggerimenti e consigli
Organizzato da:
Анна Кощеева
7 september 2012
Фотографировать нельзя!... Но если очень хочется, то можно 
Katherine Rumovskaya
17 aprile 2013
Большой красивый замок, приготовьтесь к достаточно длительному подъёму и спуску )
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foursquare.com
Posizione
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Indirizzo

Karlštejn 172, 267 18 Karlštejn, Repubblica Ceca

Ottenere indicazioni stradali
Orari di apertura
Tue-Wed 11:00 AM–4:00 PM
Thu Noon–5:00 PM
Fri 11:00 AM–4:00 PM
Sat 10:00 AM–7:00 PM
Sun 10:00 AM–6:00 PM
Riferimenti

Karlštejn Castle (Hrad Karlštejn) on Foursquare

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