Musei d'arte e gallerie in Roma

Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea

7.1/10

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea (anche GNAM) è la più grande collezione di arte moderna italiana, possiede oltre 4.400 opere di pittura e scultura e circa 13.000 disegni e stampe di artisti - prevalentemente italiani - dell'Ottcento e del Novecento. Nelle sue 55 sale sale è possibile vedere i capolavori della collezione, circa 1.100 opere. E' l'unico museo nazionale dedicato all'arte moderna, in molte città capoluogo di regione esistono gallerie d'arte moderna, ma sono comunali.

Storia della galleria

La galleria nasce nel 1883, pochi anni dopo la costituzione del giovane stato unitario italiano (Roma era diventata capitale d'Italia nel 1870), poichè si sentiva la necessità di un museo dedicato agli artisti contemporanei viventi o scomparsi da poco. La prima sede della Galleria fu il palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, la sua istituzione si deve all'opera del ministro Guido Baccelli.

Ben presto, però, il palazzo delle Esposizioni si rilevò insufficiente ad accogliere quadri e sculture che nel tempo erano aumentati di numero. Vi era poi un altro inconveniente: ogni volta che si teneva una mostra temporanea, le opere esposte dovevano essere rimosse.

Si colse l'occasione dell'Esposizione Internazionale di Roma del 1911 (50° dell'Unità d'Italia) per costruire a Valle Giulia l'edificio attuale come sede stabile della Galleria. Il palazzo delle Belle Arti venne progettato dall'architetto e ingegnere romano Cesare Bazzani (lo stesso autore del Ministero della Pubblica Istruzione in viale Trastevere a Roma e dell'ospedale Fatebenefratelli all'Isola Tiberina).

Nel 1933 anche questo edificio divenne insufficiente ad accogliere tutte le opere che erano giunte in galleria per acquisto o per donazione. Sempre ad opera di Cesare Bazzani si progettò e si inaugurò in quell'anno un ampliamento che raddoppiò lo spazio espositivo (questo corrisponde alle sale attualmente occupate dal Novecento).

Queste nuove sale non entrarono in possesso della Galleria perchè vennero occupate da una "Mostra della Rivoluzione Fascista", che con tabelle, grafici, foto e opere artistiche voleva "glorificare" le principali conquiste del regime.

Nel 1941 (quindi in piena seconda guerra mondiale) diventa sovrintendente della Galleria Palma Bucarelli non ancora trentenne, restò in tale incarico per oltre 30 anni fino al 1975. A lei si deve una importante opera di svecchiamento della cultura italiana e di apertura verso le più moderne sperimentazioni internazionali. Si adoperò per dotare la Galleria di tutte quelle strutture che oggi sono considerate indispensabili ad una struttura museale moderna: servizio didattico, biblioteca, caffetteria, libreria, presentazione di libri, incontri con gli artisti. Non mancarono incontri mondani come le sfilate di moda.In questa opera si avvalse di collaboratori di prim'ordine come Ponente, Carandente, Maltese, Calvesi.

Ma prima di fare tutto questo bisognava salvare le opere d'arte dai pericoli della guerra, le portò segretamente nel palazzo Farnese di Caprarola (in provincia di Viterbo, sul lago di Vico), quindi a Castel Sant'Angelo. Un vivo ricordo di quegli eventi è rimasto nel libro di Palma Bucarelli "1944, cronaca di sei mesi" ed. De Luca,si tratta del diario personale della sovrintendente.

Dopo la liberazione di Roma (4 giugno 1944) si potè procedere alla riapertura della Galleria tra mille difficoltà. Seguirono anni di grandi mostre che permisero agli italiani di conoscere artisti che il regime aveva cercato di non far conoscere. Nel 1953 si tenne una grande mostra su Picasso, nel 1956 su Mondrian, nel 1958 su Pollock, nel 1959 si ebbe l'esposizione del grande sacco di Burri che destò scandalo, nel 1971 con la mostra di Piero Manzoni la sovrintendente Palma Bucarelli rischiò il suo posto. In questa opera di innovazione culturale ebbe al suo fianco i critici e storici dell'arte Giulio Carlo Argan (Torino 109 - Roma 1992) e Cesare Brandi (Siena 1906 - Vignano SI 1988).

Nel 1973 giunsero i finanziamenti statali per un ulteriore ampliamento della galleria su progetto di Luigi Cosenza, l'inaugurazione avvenne nel 1988.

Dopo il pensionamento della sovrintendente Palma Bucarelli (1975) la galleria vide appannato il suo ruolo di apertura verso l'arte contemporanea. Ricevette però alcune importanti donazioni che per la loro vastità ebbero sede in edifici staccati dalla Galleria, in modo da formare una serie di musei satelliti. Nel 1979 si ebbe la donazione Manzù di Ardea che aprirà al pubblico nel 1981. Nel 1986 viene donata la collezione dell'anglista Mario Praz (aprirà nel 1995 nel palazzo Primoli in via Zanardelli). Nello stesso 1995 aprirà il museo Boncompagni Ludovisi per le arti deorative, la moda e il costume in via Boncompagni (la donazione del 1972 era stata ostacolata dagli eredi).

Tra il 1995 e il 1999 tutto l'edificio è sottoposto a grandi lavori di restauro e si procede al riordinamento delle collezioni. Questi lavori utilizzarono i fondi stanziati per il Giubileo del 2000. Oggi la Galleria ci appare come è stata sistemata dopo quei lavori (sovrintendente Sandra Pinto).

Nel 1997 la Galleria riceve la donazione Schwarz di arte surrealista e Dada, colmando così una sua importante lacuna.

Nel gennaio del 2000 partono i lavori per la costruzione del MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO (MAXXI) al posto delle caserme di via Guido Reni (Quartiere Flaminio) su progetto dell'arch.donna anglo irakena Zaha Hadid. Si tratta della naturale continuazione della Galleria d'Arte Moderna.

Oggi Maria Vittoria Marini Clarelli è la sovrintendente della Galleria (incarico dall' 1 luglio 2004).

Per il compositore Ennio Morricone (da: la Repubblica del 30.12.2004) e per l'attrice Anna Galiena (da: la Repubblica del 20.3.2003) la galleria è un luogo dell'anima e tra i più belli di Roma.

Sale XIX secolo

Salone dell'Ercole (1)

Il salone è dedicato al periodo di passaggio tra Neoclassicismo e Romanticismo, tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento.

Importante esempio di scultura neoclassica è:

  • ANTONIO CANOVA: Ercole e Lica 1815. Marmo 350x152x212. La scultura è accompagnata dalle statue delle dodici divinità dell'Olimpo che, come in origine, gli facevano ala nel demolito palazzo Torlonia a piazza Venezia. Canova si è ispirato all'Ercole Farnese oggi al museo Archeologico di Napoli. L'episodio scolpito è tra i più terribili della mitologia greca: Ercole, impazzito di dolore per la morte del centauro Nesso, uccide il messaggero di tale notizia. Lica sta per essere scagliato e invano si trattiene alla criniera e all'altare. Notare la circolarità dello sforzo contrapposto. La statua deve essere vista da dietro, per comprendere la disperata resistenza di Lica. Fino ad alcuni anni fa la statua veniva movimentata ad orari prestabiliti. Da: Bora, I luoghi dell'arte, Electa.

Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822) è tra i massimi esponenti del neoclassicismo, forse la sua opera più imporante è la statua di Paolina Bonaparte come Venere vincitrice conservata alla Galleria Borghese di Roma. Da: Enciclopedia dell'Arte, ed. Garzanti, 2002.

Alle pareti la grande pittura storico e mitologica. Gli artisti romantici dipingono episodi della storia italiana per incitare il popolo alla ribellione contro l'oppressore austriaco. Negli anni seguenti al congresso di Vienna infatti, l'Italia era divisa in tanti stati, mancava ogni forma di libertà, e l'Austria dominava direttamente sul Lombardo Veneto, mentre influenzava gli altri stati. Fra i vari quadri presenti nella sala consideriamo:

  • FRANCESCO HAYEZ: I Vespri Siciliani1846. L'opera rievoca un episodio realmente accaduto nel 1282 durante la dominazione angioina della Sicilia, l'offesa recata a una donna da un soldato francese scatenò la ribellione e la cacciata dei francesi. Svenuta per l'oltraggio subito, la donna è sorretta dai famigliari, mentre lo sposo con i pugni chiusi medita la vendetta.La figura dipinta alle spalle del soldato, in atteggiamento di preghiera è un eccezionale ritratto, genere nel quale l'Hayez fu particolarmente apprezzato. Dietro al gruppo di figure principali l'inizio della ribellione, il contadino che raccoglie il sasso, l'altro con il pugnale invoca Dio. Sullo sfondo il monte Pellegrino. Da: Baldi, Dal testo alla storia, ed. Paravia.

Francesco Hayez (Venezia 1791 - Milano 1882), forse il principale pittore romantico italiano, amico di grandi personaggi come Manzoni, Rossini, Rosmini, di loro ci ha lasciato splendidi ritratti che lasciano intuire il carattere dei personaggi. Suo è Il bacio, 1859, oggi esposto a Brera dove ha insegnato per molti anni.

Fra le altre opere presenti nella sala si segnalano: FEDERICO FARUFFINI, La vergine al Nilo, 1865; TRANQUILLO CREMONA, Marco Polo, 1863 (citato da: Enciclopedia Arte Garzanti 2002).

Sala della Psiche (2)

INTERNAZIONALISMO ROMANO. La sala presenta il panorama composito ed internazionale di Roma nel primo Ottocento. E' così chiamata per la presenza, al centro di essa, della statua di:

PIETRO TENERANI, Psiche svenuta, 1822, marmo. La statua ben rappresenta lo stile purista, movimento artistico italiano sorto intorno al 1833 sulla scia dei Nazareni. Richiamndosi ad una concezione etica dell'arte, il Purismo riconosceva come modelli i primitivi da Cimabue al primo Raffaello. Importanti esponenti del purismo furono oltre al Tenerani, il pittore e letterato Bianchini (che redasse il manifesto del purismo nel 1849) Overbeck, Minardi, Augusto Mussini e altri. Da: Enciclopedia dell'Arte Garzanti, 2002. La statua rievoca una dei più famosi miti dell'antichità greca e romana, quello di Psiche e Amore, da cui il termine psicologia. Questa statua è leggiadra per Palma Bucarelli ed è citata da Argan nella sua storia dell'Arte. Le notizie su questa sala sono tratte da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973,ed. Poligrafico dello Stato; e da: Giulio Carlo Argan, L'Arte Moderna, 1970, Ed. Sansoni. Nella stessa sala, sempre di Pietro Tenerani: "Ritratto della principessa Zenaide Wolkonsky" 1850 e "Pellegrino Rossi".

TOMMASO MINARDI, La Madonna del Rosario, 1840.

TOMMASO MINARDI, Omero cieco in casa del pastore Glauco, 1810.

ANDREA APPIANI, Ritratto di Vincenzo Monti, 1809.

MARIANNA DIONIGI, Paesaggio (L'Aniene presso Tivoli), 1798.

Sala della Saffo (3)

LE SCUOLE TOSCANE. La sala è dedicata alla pittura toscana della prima parte dell'Ottocento, caratterizzata dalla presenza del movimento MACCHIAIOLO, forse il più importante e originale movimento artistico italiano di quel secolo. Il movimento si fondava sul principio che la visione della realtà non sia altro che un insieme di macchie colorate, più o meno intense per effetto della luce e che, compito del pittore non fosse di ritrarre le cose come si sa che obbligatoriamente sono, ma di rendere nel modo più diretto l'impressone ottica. Il caffè Michelangelo (in via Larga, oggi Cavour; una targa lo ricorda) a Firenze fu luogo di raduno dei macchiaioli, mentre Pergentina (subito fuori Firenze, lungo il torrente Affrico) e Castiglioncello (sulla costa, non lontano da Livorno) furono i luoghi preferiti per la pittura. Il pittore più importante e giustamente famoso fu Giovanni Fattori (Livorno 1825 - Firenze 1908), Telemaco Signorini fu il cervello del movimento, Adriano Cecioni e Nino Costa ne furono i teorici. Furono conosciuti alla mostra nazionale di Firenze del 1861. Il loro periodo migliore fu dal 1855 al 1865. Tutte le informazioni qui contenute da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna,1973, Ed. Poligrafico dello Stato, pag. 24;e dall'Enciclopedia dell'Arte Garzanti, 2002, voce Macchiaioli.

Al centro della sala la scultura di: GIOVANNI DUPRE', Saffo, 1857, che dà nome alla sala.

SILVESTRO LEGA, La visita, 1868.

GIOVANNI FATTORI, Ritratto della prima moglie, 1865.

NINO COSTA, Donne che imbarcano legna nel porto di Anzio, 1852.

ADRIANO CECIONI, Interno con figura, 1867.

VINCENZO CABIANCA, Studio di donna a Montemurlo, 1862. Questo quadro può essere preso ad esempio dello stile dei Macchiaioli.

GIOVANNI FATTORI, La battaglia di Magenta. E' il bozzetto per un quadro di più grandi dimensioni, notare come è anti-retorico.

RAFFAELLO SERNESI, Cupolino alle Cascine. "Si noti l'effetto delle macchie di sole nel verde" da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973, Ed. Istituto Poligrafico dello Stato, pag. 27.

ODOARDO BORRANI, Mugnone.

VINCENZO CABIANCA, Castiglioncello.

VINCENZO CABIANCA, Case a Lerici.

Sala dello Jenner (4)

SCUOLE SETTENTRIONALI PIEMONTESE E LOMBARDO - VENETA. La pittura del nord Italia di quegli anni è caratterizzata dalla presenza degli Scapigliati che si può vedere soprattutto nel Piccio. Il Piccio è autore di una pittura giocata su trasparenze e velature. Gli scapigliati si caratterizzano per il dissolvimento della forma nel colore forzando la sfocatura dei contorni e l'uso di pennellate discontinue e luminose, a queste Tranquillo Cremona dà una caratterizzazione patetica e sensuale. Da: Colombo - Lafranconi, Guida alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 2004 Electa; Crespi Morbio, Arte, storia universale, 1997 Ed. Leonardo Arte. La scapigliatura fu movimento letterario e artistico sviluppatosi in Lombardia tra il 1860 e il 1900. Esponenti di punta furono Emilio Praga e Arrigo Boito. Da: Universale Garzanti.

GIULIO MONTEVERDE, Edoardo Jenner, 1873, bronzo. La scultura dà il nome alla sala. "L'opera ritrae il medico inglese, scopritore del vaccino contro il vaiolo (1796), che compie l'esperimento sul figlio "...scultura ai suoi tempi famosa, anche per il soggetto, ma, ha certamente tutti limiti della scultura storico - aneddotica". Da: Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato, pag. 33.

DOMENICO INDUNO, Bollettino di Villafranca, 1861. Nel corso della seconda guerra d'indipendenza le armate piemontese e francese avanzano vittoriose su quelle austriache in ritirata, sembra vicina anche la liberazione di Venezia quando giunge improvvisa la notizia della pace tra Austria e Francia che separatamente Napoleone III ha firmato all'insaputa degli italiani. Sul volto dei patrioti si legge la delusione per l'arrivo del bollettino con la notizia. Notare certi particolari che danno un tono veristico come la bandiera italiana con i colori posti in un ordine sbagliato. "Induno dà al quadro storico un accento di attualità, lo traduce in scene di un verismo aneddotico". Da: Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973, Istituto Poligrafico dello Stato.

TRANQUILLO CREMONA, I due cugini.

ANTONIO FONTANESI, Una mattina d'ottobre.

ANTONIO FONTANESI, Alla fonte, 1865.

ANTONIO FONTANESI, Alla fontana, 1869.

PICCIO (Giovanni Carnovali, detto), Ritratto d'uomo in atto di scrivere, 1869.

PICCIO, Ritratto del padre del basso Marini, 1843.

VITTORIO AVONDIO, La valle del Pussino, 1874.

IPPOLITO CAFFI, Roma vista da monte Mario. Celebre vedutista, è morto nella battaglia di Lissa durante la terza guerra di indipendenza.

Sala Morelli (5)

La sala è interamente dedicata a Domenico Morelli. Negli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento Domenico Morelli e Filippo Palizzi sono le figure centrali del panorma artistico napoletano e meridionale. Morelli (Napoli 1826 - 1901) elaborò uno stile verista fondato sulla preminenza del colore rispetto al disegno accademico, cercò di adattare la sua pittura a contenuti ancora romantici, letterari, religiosi, storici e simbolisti. Nel 1905 la Galleria acquistò tutto quanto era rimasto nello studio alla morte dell'autore, quadri, bozzetti, acquarelli e un gran numero di disegni. Negli anni in cui era sovrintendente Palma Bucarelli ben due sale erano dedicate al pittore. Da: Enciclopedia dell'Arte, 2002 Garzanti.

DOMENICO MORELLI, Tasso legge la Gerusalemme Liberata a Eleonora d'Este, 1865. "Uno dei quadri più celebri della pittura italiana dell'Ottocento. E' la scena di un melodramma, si può stabilire una similitudine con la musica verdiana "...quanto intima e silenziosa è la pitura del Toma, tanto è vistosa, magniloquente e talvolta retorica quella di Domenico Morelli" Da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato. E' il quadro principale della sala, lo si può vedere dal salone di Ercole, si pone così in colloquio con le grandi opere del romanticismo storico che caratterizzano quel salone. Da: Colombo - Lafranconi, Guida alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 2004 Electa. Si narra che Tasso fosse segretamente innamorato di Eleonora d'Este e delle sue due dame di compagnia che si chiamavano Eleonora anch'esse. Da audioguida disponibile in Galleria nel 2008.

DOMENICO MORELLI, Le tentazionidi Sant'Antonio, 1878.

DOMENICO MORELLI, Ritratto di Bernardo Celentano, 1859.

MARIO RUTELLI, Ritratto di Domenico Morelli, c.1884. Mario Rutelli (Palermo 1859 - 1941) è lo scultore di gusto accademico che ha realizzato la fontana delle Najadi in piazza della Repubblica a Roma, la sua opera più importante. Si tratta del bis nonno di Francesco Rutelli già sindaco di Roma. -- () 20:58, 9 feb 2009 (CET)Pieroscacchi

Sala della Cleopatra (6)

SCUOLE MERIDIONALI

Questa sala è dedicata agli artisti che sono nati, si sono formati e hanno operato a Napoli o nell'Italia Meridionale. Prende il nome dal marmo di:

ALFONZO BALZICO, Cleopatra. Un soggetto spesso ritratto nella storia dell'arte per il fascino che ha sempre ispirato la regina dell'Egitto. Siamo negli anni del taglio dell'Istmo di Suez (1869), allora vi fu una ripresa di interesse e di studi sull'antico Egitto. Notare la finezza del bracciale all'avanbraccio e il serpente che emerge dal cesto di frutta che presto porterà la morte alla giovane regina.

GIOACCHINO TOMA, Luisa Sanfelice in carcere, 1875. "Questo è il suo capolavoro, non coglie un'azione drammatica, piuttosto una condizione umana" Da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionle d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato. Uno dei quadri più celebri dell'Ottocento italiano, uno dei più importanti esposti in questa Galleria. Luisa Sanfelice, patriota della repubblica partenopea, è in carcere in attesa della condanna a morte voluta dai Borboni nonostante fosse in cinta. La vediamo preparare un vestitino per il figlio che non nascerà. "Tanto è concitata e teatrale la pittura di Morelli, quanto intimistica quella di Toma", smpre da Bucarelli, cit. Gioacchino Toma (Galatina, Lecce 1836 - Napoli 1893) fu attivissimo patriota, fu confinato nel 1857, seguì Garibaldi nella spedizione dei Mille. Da: Enciclopedia dell'Arte, 2002 Garzanti. Citato da Giulio Carlo Argan, L'arte moderna 1770/1970, 1970 Ed. Sansoni. Un film Rai Uno, trasmesso in prima serata nel 2000, ha rievocato la figura di Luisa Sanfelice interpretata da Letizia Casta.

GIOACCHINO TOMA, La guardia alla ruota dei trovatelli, 1887.

GIOACCHINO TOMA, Il viatico dell'orfana, 177.

GIOACCHINO TOMA, Romanzo al convento, 1877.

MICHELE CAMMARANO, Atrio di Santa Maria Maggiore, 1868. MICHELE CAMMARANO, Chiacchiere in piazza in Piscinula, 1865. MICHELE CAMMARANO, Caffè in piazza San Marco.

VINCENZO GEMITO, Bruto, 1871.

ANTONIO MANCINI, Carmiella, 1870. ANTONIO MANCINI, Venditore di cerini, 1878. ANTONIO MANCINI, Ritratto del barone Carlo Chiarandà, 1883. ANTONIO MANCINI, Nello studio, 1875. ANTONIO MANCINI, Il malatino, 1878.

Sala Palizzi (7)

I PALIZZI E LA PITTURA DI PAESAGGIO A NAPOLI.

Anche questa sala come le due precedenti è dedicata alla pittura a Napoli e nell'Italia Meridionale, bisogna tener conto che Napoli era alla fine del Settecento una delle più grandi città europee. La sala testimonia anche la presenza di pittori stranieri a Napoli e la possibilità di apertura internazionale che godevano i pittori che operavano in quella città.

I quattro fratelli Palizzi giunsero dall'Abruzzo a Napoli per studiare all'Accademia dove seguirono i corsi tenuti da Smargiassi, uno dei pittori della scuola di Posillipo. Con essi la pittra italiana prende contatto con la francese e precisamnte con la scuola detta di Fontainebleau o di Barbizon, dal luogo dove si riunivano per dipingere all'aperto fuori dalle accademie. Il merito è del più anziano Giuseppe che, recatosi a Parigi nel 1844, vi rimase poi tutta la vita. Filippo, a cui appartengono la quasi totalità dei quadri presenti nella sala, è di gran lunga il più noto e il più importante, sia per la qualità dell'opera, sia per l'influenza che ebbe nell'affermarsi della corrente realistica. L'opera di Palizzi si sviluppa, in ambiente napoletano, in antitesi a quella di Morelli, autore di una pittura di storia e sostenitore di un ideale che trascende la realtà. Nel 1892 la Galleria riceve la donazione di 300 quadri e studi di Filippo Palizzi. E' la prima donazione importante nella sua storia. I quadri di Filippo Palizzi sono ordinati per argomenti: uomini a cavallo, soldati, scene di vita campestre, animali (anche esotici). Da: Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato; Enciclopedia Arte, 2002 Garzanti; Colombo Lafranconi, Guida alla Galleria Nazionale d'arte moderna, 2004 Electa; Argan, L'arte moderna 1770/1970, 1970 Sansoni; Mary Hollingswrth, L'arte nella storia dell'uomo, 1997 Giunti.

GIUSEPPE PALIZZI, La foresta di Fontenbleau, 1874. Il più noto dei quadri di Giuseppe, opera citata da Argan nel suo manuale più volte ricordato.

ANTON SMINCK PITLOO, Castel dell'Ovo a Napoli, 1820. Esempio di presenze aristiche internazionali a Napoli. Intorno a lui, olandese, si formò la scuola di Posillipo. Da: Colombo - Lafranconi, Guida alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 2004 Electa.

EDOARDO DALBONO, La terrazza, 1867. In cui la composizione prospettica a piani luminosi è tipicamente macchiaiola.

FILIPPO PALIZZI, Paesaggio dopo la pioggia, 1860. Citato da Argan nel suo manuale.

FILIPPO PALIZZI, Viottolo con prete o Viottolo fra due muri, figura di prete in fondo (Cava).

FILIPPO PALIZZI, Studi di garibaldini e soldati, 1860.

GIACINTO GIGANTE, Marina di Sorrento, 1840. Influenzato da Turner. GIACINTO GIGANTE, Mercato sul porto di Castellammare, 1859. GIACINTO GIGANTE, Marina di Posillipo, 1828 -30.

XIX secolo: 2° settore

Sala del Giardiniere (8)

La sala è dedicata agli artisti impressionisti e a quei pittori che si possono racchiudere con il nome di "Scuola di Parigi", quindi comprende anche gli italiani che, al finire del secolo, si trasferirono a Parigi considerata ormai la capitale mondiale dell'arte.

L'impressionismo si basa sulla possibilità di rendere, attraverso il colore, le impressioni suscitate dalla realtà, con una preferenza per il paesaggio; per questo preferiscono dipingere all'aperto, fissando sulla tela le impressioni suscitate dalla realtà di luci e colori, con pennellate rapide senza seguire un disegno prestabilito e tracciato in precedenza.

La data di nascita è il 15 aprile 1874, quando Monet, Renoir, Sisley, Degas, Morisot e altri espongono dal fotografo Nadar. Erano quadri "en plein air", eseguiti lungo le rive della Senna, aiutati dai progressi della chimica che aveva prodotto i colori ad olio in tubetto, facili da usare furi dall'atelier. La mostra fu un totale insuccesso di critica. Impressionismo fu il termine creato da un critico davanti al quadro di Claude Monet: "Impression: soleil levant", per evidenziarne i difetti, il disordine compositivo.

Tradizionalmente l'artista che dà l'avvio è Claude Monet, mentre quello che ne conclude l'esperienza, aprendo nuove vie è Paul Cezanne.

Tutte le notizie qui riportate provengono da: Formilli - Marini, Percezione immagine arte, 1995 Ed. Sei; e da Bersi - Ricci, Il libro dell'arte, 1999 Ed. Zanichelli.

VINCENT VAN GOGH, Il giardiniere, 1889.

VINCENT VAN GOGH, L'arlesien, 1890.

PAUL CEZANNE, Les cabanon de Jourdan, 1906.

CLAUDE MONET, Ninfee rosa, 1898.

GUSTAVE COURBET, Bracconieri nella neve, 1867.

GIOVANNI BOLDINI, Giuseppe Verdi, 1886.

VITTORIO CORCOS, Sogni, 1896.

GIUSEPPE DE NITTIS, Corse al Bois de Boulogne, 1881.

EDGARD DEGAS, Dopo il bagno, 1886.

GIUSEPPE DE NITTIS, Donna sulla rena, 1875.

GIUSEPPE DE NITTIS, La piccola inglese, 1880.

-- () 15:56, 14 feb 2009 (CET)Pieroscacchi

Salone di Giordano Bruno (9)

Il salone apre la parte della galleria dedicata alla seconda parte dell'Ottocento, anzi alle opere realizzate dopo il 1883, anno di costituzione del museo.

Il salone vuole celebrare l'epopea del Risorgimento con le grandi tele di Fattori e Cammarano delle battaglie commissionate dal giovane stato unitario, e con la tela su Dogali ci parla delle ambizioni coloniali dell'Italia del tempo, mentre con il quadro emigranti di Adolfo Tommasi, anche gli artisti affrontano i nuovi problemi sociali che il si affacciano in quegli anni. Al centro il calco della statua di Giordano Bruno di Ettore Ferrari, vuole rendere omaggio alla componente più radicale del nostro Risorgimento.

ETTORE FERRARI, Giordano Bruno, 1886 - 88.

Ettore Ferrari (1845-1929)è l'autore del monumento a Mazzini sull'Aventino a Roma, preside dell'Accademia di Belle Arti di Roma, fu deputato radicale dal 1882 al 1892.

GIOVANNI FATTORI, Custoza, 1884.

Giovanni Fattori (Livorno 1825 - Firenze 1908) è il caposcuola dei Macchiaioli, a Custoza si svolse nel 1848 la battaglia che decise, negativamente per noi, la prima guerra di indipendenza. I soldati attendono l'ultimo assalto nemico chiusi in un triangolo, corpi senza vita sono la testimonianza della durezza dello scontro.

MICHELE CAMMARANO, San Martino, 1883. Solferino fu con San Martino la battaglia decisiva della II guerra di indipendenza. Al centro del quadro su un cavallo bianco il re Vittorio Emanuele II.

MICHELE CAMMARANO, Dogali.

ADOLFO TOMMASI, Emigranti.

ELEUTERIO PAGLIANO, Il corpo di Luciano Manara esposto in Santa Maria della Scala a Roma.

Tutte le informazioni contenute in questa voce sono tratte da visite guidate in galleria, da: Argan, L'arte Moderna 1770/1970, 1970 Sansoni; Stefano Zuffi, La storia dell'Arte, 2006 Electa.

-- () 21:24, 16 feb 2009 (CET)Pieroscacchi

Sala della Madre (10)

La sala è dedicata ai toscani, nel periodo successivo a quello dei Macchiaioli. Prende il nome dalla statua posta al centro che è opera di un artista teorico del movimento appena citato.

ADRIANO CECIONI, La madre, marmo. Per Palma Bucarelli si tratta di una "scultura polemicamente aneddotica" (in Bucarelli, La Galleria d'Arte Moderna, 1973 Poligrafico dello Stato.

ADRIANO CECIONI, Una sorpresa per le scale, bronzo. "Una scherzosa istantanea" per Palma Bucarelli (vedi la citazione precedente).

TELEMACO SIGNORINI, Pioggia d'estate a Settignano, 1881-86.Settignano è l'altura - appena fuori Firenze - dove amavano riunirsi i Macchiaioli per dipingere all'aperto. "Caratterizzato dalla luminosità e preziosità degli accordi cromatici" Da: Colombo Lafranconi, Guida alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 2004 Electa.

TELEMACO SIGNORINI, Ghetto di Firenze, 1882. Dopo l'unità d'Italia il ghetto venne demolito e ricostruito. Nulla rimane dello scorcio fiorentino che questa tela ci regala.

GIOVANNI FATTORI, Don Chisciotte e Sancio Panza, 1884.

EGISTO FERRONI, Torna il babbo, 1883.

ARTURO VILIGIARDI, La vita, 1895. La scena si svolge nella piazza di San Gimignano, si vedono dei bambini giocare in terra, una coppia di sposi che esce dalla chiesa e simultaneamente un feretro che esce da un'altra chiesa. Alcune torri, presenti nella piazza, sono state spostate per collocarle nello scorcio del quadro.

Tutte le informazioni contenute in questa voce provengono da ripetute visite e da opere che sono state citate di volta in volta.

Sala del Voto (11)

La sala prende il nome dalla grande tela di:

FRANCESCO PAOLO MICHETTI, Il voto, 1883.

Raffigura la festa di San Pantaleone, patrono di Miglianico (in Abruzzo), realizzata tra il 1881 e il 1883, divenne la grande attrazione dell'Esposizione Internazionale di Roma del 1883, suscitando un vivace dibattito, soprattutto per il crudo realismo, assai distante dai suoi precedenti soggetti. La tela rappresenta un originale espressione del movimento verista che, si manifesta in quegli anni anche in campo letterario con i Malavoglia di Verga (1881).

Francesco Paolo Michetti (Tocco Causaria, Pescara 1851 - Francavilla al Mare, Chieti 1929) si formò a Napoli all'Accademia con Morelli e Filippo Palizzi che lo incoraggiarono al lavoro dal vero in Abruzzo. Conobbe D'Annunzio e approfondì l'ambiente e i costumi abruzzesi. Oggetto un tempo di sproporzionati entusiasmi, l'opera di Michetti è stata presto riportata ai limiti segnati dal descrittivismo esuberante e superficiale. Da Enciclopedia dell'Arte, 2002 Garzanti.

Quando nel 1915 le collezioni della Galleria furono trasportate nell'edificio di viale delle Belle Arti, una commissione formata da Michetti, Bistolfi e Ojetti, ne fece l'ordinamento per regioni. Da: Bucarelli, La Galleria d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato, pag. 4.

FEDERICO CORTESI, Ruderi di un mondo che fu, 1891. I ruderi della tela sono i templi di Paestum.

ACHILLE VERTUNNI, Campagna di Salerno, 1885. Solo i bufali riescono a sopravvivere nelle pianure malariche intorno a Paestum, a loro va l'ammirazione del pittore.

COSTANTINO BARBELLA, La partenza del coscritto, 1882, terracotta. COSTANTINO BARBELLA, Il ritorno, 1882, terracotta.

ANTONIO MANCINI, Ritratto della signora Pantaloni, 1894.

ANTONIO MANCINI, Otto Eugenio Messinger, 1882.

Sala dei Veneti (12)

La sala è così chiamata perchè dedicata ai pittori veneti che risentono della tradizione della scuola veneta, caratterizzata dalla luminosità dei quadri, come era in Tiziano e del Tintoretto, gli artisti più rappresentativi di quella scuola. Forse l'artista più importante di questa pittura nell'Ottocento è Giacomo Favretto (Venezia 1842 - 1917), egli si dedicò alla pittura di paesaggio aderendo alla poetica dei macchiaioli, in seguito a quella di Costa e dei pittori napoletani. Di ritorno a Venezia, riuscì a far confluire le nuove acquisizioni pittoriche nel recupero della tradizione vedutistica veneziana settecentesca, con un linguaggio di sensibile raffinatezza che non escludse ua nitida trascrizione naturalistica. Tra le sue opere più celebri: "Mattino alla Giudecca" 1892, Trieste, Museo Revoltella. Da Enciclopedia dell'Arte, 2002 Garzanti.

GIACOMO FAVRETTO, Dopo il bagno, 1884.Tema caro alla pittura di ogni epoca. GIACOMO FAVRETTO, Al liston, 1884. GIACOMO FAVRETTO, In attesa degli sposi, 1883."Uno dei più be quadri dell'epoca per la composizione limpida e semplice e per la densità pittorica dl muro di fondo a cui dà risalto la sagoma nera della gondola" Da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato.

ANGELO DALL'OCA BIANCA, Colto in flagrante, 1884.

MARIO DE MARIA, Effetto di luna, 1890.

PIETRO FRAGIACOMO, Paesaggio lagunare, 1885. E' un pittore triestino. PIETRO FRAGIACOMO, Riposo, 1892.

Sala della Stanga (13)

SCUOLE SETTENTRIONALI DI PAESAGGIO E IL SOGGETTO ALPESTRE.

La sala è dedicata ai pittori italiani del Nord nel periodo relativo alla fine dell'Ottocento. La sala prende il nome dall'opera più grande posta al centro della stessa:

GIOVANNI SEGANTINI, Alla stanga, 1886. Il quadro è ambientato in una vallata alpina, la Valsassina, prealpi brianzole. In primo piano un gruppo di buoi legati alla stanga nell'ora della sera, quando le ombre si fanno più lunghe, il lontananza le montagne coperte di neve. Uomini e animali vivono immersi nella natura, un grande senso di pace traspare da questa immagine. Giovanni Segantini(Arco, Trento 1858 - Schafberg, Grigioni 1899)è il più famoso dei divisionisti. "Conciliò i principi teorici del movimento con una visione nuova e intensa della natura, specialmente del paesaggio alpino. Il quadro è precedente all'adozione del divisionismo"(da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato, pag. 40). Dopo un'infanzia travagliata, uscito dal riformatorio di Milano, frequentò l'Accademia di Brera (1857-79) dove assimilò l'esperienza del naturalismo lombardo. Si ritirò a Pusiano in Brianza approfondendo la sua ricerca in direzione naturalistica. Si spostò poi a Savorgnino nei Grigioni iniziò a seguire la tecnica del divisionismo (per una definizione di questo movimento vedi la sala di Previati). Da: Enciclopedia dell'Arte, 2002 Garzanti.

LORENZO DELLEANI, Alto Biellese, 1886. Opera citata da Argan in L'arte moderna 1770/1970, 1970 Sansoni.

LORENZO DELLEANI, Ombre secolari.

LORENZO DELLEANI, Beccaio con vitello.

ANDREA TAVERNIER, Ultime gocce, 1898. "Rappresentazione narrativa di sapente qualità pittorica. Tavernier fu allievo di Andrea Gastaldi. Da: spiegazione su plexiglas presente in sala.

Sala Previati (14)

La sala è dedicata a Gaetano Previati (Ferrara 1852 - Lavagna, La Spezia 1920), dopo la morte di Segantini divenne in Italia il campione del divisionismo. Il divisionismo è una tendenza artistica sorta in Italia nel penultimo decennio dell'Ottocento e operante fino al 1915 circa. I pittori divisionisti si imposero al pubblico e alla critica a partire dalla prima Triennale del 1891. Il divisionismo è preceduto in Francia dal Pointillisme di G. Seurat e Signac che avevano adottato il principio della scomposizione del colore con un rigore sconosciuto agli italiani.

Segantini, Previati e Morbelli associarono a un'immagine naturalistica una componente sentimentale che si tradurce in una struttura filamentosa della pennellata (Previati), o materica (Segantini) o chiaroscurale (Morbelli). Il Positivismo influì su questa corrente artistica. Il positivismo fu un movimento filosofico europeo della seconda metà dell'Ottocento che deve al francese Auguste Comte il nome e l'esposizione teorica. Contrappose all'ideale romantico la positività di un metodo fondato sui fatti scientifici, e un concetto della filosofia come sintesi delle scienze.

Un autoritratto di Previati è presente nella sala.

GAETANO PREVIATI, La caduta degli angeli, 1913. E' un trittico con la famosa scena biblica. Il quadro è citato nella Enciclopedia dell'Arte della Garzanti. Al termine dei lavori di restauro per il 2000, il quadro venne rimontanto male, uno dei tre pannelli era messo al contrario. Se ne accorse una scolaresca in visita alla Galleria. Dai giornali del periodo.

GAETANO PREVIATI, La creazione della luce, 1913.

PELLIZZA DA VOLPEDO, Il sole 1904. Il quadro è esplicativo dei principi del divisionismo, rappresenta il momento del sorgere del sole. "Quest'opera, nella sua semplicità e assolutezza, una specie di dimostrazione virtuosisitica non solo dei principi del divisionismo, ma anche della necessità di portare l'arte a livello della scienza e di fare della verità scientifica il simbolo e la promessa di una nuova era". Da Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato. Nel 2004 il quadro è stato prestato al museo d'Orsay a Parigi per aprire la mostra sull'astrattismo. E' citato nell'Enciclopedia dell'Arte di Garzanti e in Formilli - Marini, Percezione immagine arte, 1993 Sei.

ANGELO MORBELLI, Il viatico, 1884. "E' precedente alla nascita del divisionismo - 1890 - ma mostra gli interessi umanitari da cui era mosso". Da Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato.

Veranda Sartorio (15)

La sala era originariamente una veranda aperta sul giardino che affaccia su via Aldrovandi, successivamente si decise di chiuderla con ampie vetrate per aumentare lo spazio espositivo. Nella veranda Sartorio opere su tela di scuola romana di fine secolo con Sartorio, De Carolis, Nino Costa e altri.

Vestibolo di Eva (15)

Anche in questa piccola, ma luminosa sala, sono collocati i pannelli di Paolo Gaidano (vedi veranda Sartorio).

La sala è dedicata alla scultura di fine Ottocento che non mostra particolare originalità o elementi di innovazione. Al centro della sala è collocata la scultura:

ERNESTO BAZZARO, La vedova, 1884. "Scultore milanese, parallelo alla scapigliatura pittorica", da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato.

ADALBERTO CENCETTI, Ignara mali, 1893.

ANTONIO ALLEGRETTI, Eva dopo il peccato, 1881.

Anche alcune tele:

MARIO DE MARIA, La luna sulle tavole dell'osteria, 1884.

VITTORIO GRASSI, Chopin notturno I op. IX, 1905-07.

Vestibolo della Rinascita (15)

Nel piccolo e luminoso ambiente, si trovano i pannelli di Paolo Gaidano di cui si è detto nella veranda Sartorio, al centro la scultura in bronzo:

ETTORE XIMENES, Rinascita, 1895. Rappresenta una giovane donna, la Primavera, vista secondo i canoni michelangioleschi. Esempio dei più tipici dello stile floreale o liberty, opera dello scultore e illustratore palermitano vissuto prevalentemente a Roma (1855 - 1926). Nel 1880 espose con successo il modello per il Ciceruacchio (poi realizzato in bronzo e posto nella passeggiata di Ripetta), l'anno successivo a Parigi fu apprezzato per la sua "Nanà". Realizzò la quadriga bronzea sul palazzo di Giustizia a Roma. Eresse per se stesso il villino Ximenes in piazza Galeno a Roma nel più tipico stile liberty.

XX secolo: 1° settore

Roma 1911 L'ANNO DEL CINQUANTENARIO SALA 1

Questa sala, introduttiva del nuovo secolo, e le sale che seguono sono dedicate alla grande esposizione internazionale che si tenne a Roma nel 1911 in occasione del cinquantenario dell'unità d'Italia. In quell'occasione venne costruito il palazzo delle Belle Arti come sede stabile della galleria e venne urbanizzata la zona di Roma compresa tra Valle Giulia e viale Mazzini, venne altresì costruito ponte Risorgimento (primo ponte in cemento armato di Roma) per collegare le nuove zone.

Al centro la scultura:

AUGUSTE RODIN, L'età del bronzo, 1886. "Grande maestro francese che cercò di conciliare, con l'immediatezza della visione impressionistica, il classicismo tradizionalmente legato ai temi e alle forme della scultura" Da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato. Le sue opere più importanti sono "Le penser" al Luxemburg di Parigi e "Il bacio" alla Tate di Londra, entrambe realizzate dopo il 1880. Osannato dai contemporanei, il suo studio fu frequentato da artisti, politici e gente del bel mondo. Da: Enciclopedia dell'Arte, 2003 Garzanti.

ENRICO COLEMAN, Centauri, 1895. E' il pittore della campagna romana, fece parte con Onorato Carlandi del gruppo dei "XXV della Campagna Romana". Di questo artista, nella Galleria Comunale d'Arte Moderna: "Speculum Dianae" bella raffigurazione del lago di Nemi di notte.

FREDERICK LEIGHTON, Atleta che lotta col pitone, 1877 circa, bronzo.

ONORATO CARLANDI, Tramonto romano 1892. Bellissima immagine della campagna romana, con la terra color rosso per la presenza del tufo, sembra la campagna tra Appia e Ardeatina, verso il Divino Amore. Di questo artista, nella Galleria Comunale d'Arte Moderna: "Il Tevere a Castel Giubileo".

Roma 1911 L'ANNO DEL CINQUANTENARIO SALA 2

Si tratta di una saletta ricavata da un soppalco, ci si arriva salendo le scale dalla sala precedente, raramente è aperta al pubblico.

Ancora dedicata all'Esposizione del 1911 ma riservata ad artisti stranieri. Si segnalano:

ELISABETH CHAPLIN, Ritratto di mia sorella,1913-14, si tratta di una bambina prodigio francese che realizzava quadri già a 15 anni.

EMILE CLAUS, La rugiada, 1910 circa. Si tratta di un artista belga. Immagine di una campagna di prima mattina.

IGOR EMMANUILOVIC GRABAR, Il the della mattina, 1904. Si tratta di un artista ungherese.Splendida immagine di una tavola apparecchiata all'aperto.

STANISLAV JULIANOVIC ZUKOVSKIJ, La finestra, 1910. Si tratta di un artista bielorusso. Bellissima immagine di un bosco dell'Est europeo in inverno.

ANDERS LEONARD ZORN, Sulla porta del granaio, 1910. Uno splendido nudo di donna appoggiato ad una porta in legno lascia aperte varie suggestioni.

Roma 1911 L'ANNO DEL CINQUANTENARIO SALA 3

Ancora una sala dedicata all'Esposizione del 1911, sembra prevalere il tema del lavoro, accanto ad artisti stranieri due opere del romano Ferruccio Ferrazzi (1891 - 1978).

FERRUCCIO FERRAZZI, Il focolare, 1910. Commovente visione di una tavola di povera gente.

FERRUCCIO FERRAZZI, Genitrice, 1912. Una giovane madre tiene in braccio il suo piccolo, vicino a se delle pecore con gli agnelli. "Risente di una forte tensione simbolica ed è suggestionato da Segantini" da: Quesada, Secessione romana, 1987, pag. 294.

Divisionisti del Novecento SALA 4

Il corridoio che affaccia sulla sala Balla è dedicato ai divisionisti della prima decade del Novecento, in Boccioni, Russolo e Cominetti, si avverte un presagio di futurismo.

ENRICO LIONNE, Fuori porta San Giovanni, 1911. Ecco come doveva essere il quartiere Tuscolano prima della sua urbanizzazione (notare sullo sfondo le mura o l'acquedotto Felice).

ENRICO LIONNE, I grassi e i magri, 1899. Tavoli all'aperto di un'osteria, i magri suonano mandolino e chitarra, i grassi sono seduti a mangiare, sullo sfondo monte Cavo. Il personaggio con occhiali neri è certamente Sor Capanna, ultimo grande cantastorie trasteverino.

ARMANDO SPADINI SALA 5

La saletta è dedicata al pittore fiorentino, romano di adozione, e ad altri che riportano nella loro pittura echi post impressionisti.

CAMILLO INNOCENTI, In ritardo, 1910 circa.

PLINIO NOMELLINI, La sorella minore, 1911.

ARMANDO SPADINI, Nello studio, 1909.

ROMA 1911 KLIMT E IL CLIMA DELLA SECESSIONE SALA 6

La sala è dedicata a una delle gemme della galleria:

GUSTAV KLIMT, Le tre età, 1905. Acquistato all'Esposizione di Roma del 1911 dopo pressioni di vario tipo al direttore della Galleria Ugo Fleres che non voleva acquistarlo. "E' uno dei capolavori del maestro austriaco ed esemplare del suo stile: poetica per le immagini simboliche, musicale nella cadenza ritmica delle linee e nella sinfonia dei colori, minuziosa come un lavoro di oreficeria nel contesto delle lamelle d'oro e d'argento incastonate nella superficie dei colori che, trapassano dalla trasparenza di un velo alla vitrea durezza di uno smalto. Da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico dello Stato. L'opera è citata in: Argan, L'arte Moderna 1770/1970, 1970 Sansoni; e in Mary Hollingswrth, L'arte nella storia dell'uomo, 1997 Giunti.

BALLA: GLI ESORDI E L'ESPERIENZA DIVISIONISTA SALA 7

I quadri di Balla presenti in Galleria sono frutto della donazione delle figlie dell'artista (1984), salvo alcune eccezioni. In questa sala troviamo il Balla divisionista. In quegli anni il suo studio era frequentato da Boccioni, Severini e Sironi.

GIACOMO BALLA, Villa Borghese, Parco dei Daini, 1910. "Il motivo fondamentale della ricerca di Balla pre futurista era la luce, come primo fattore del dinamismo cosmico (tale ragionamento vale per tutti e tre i quadri presenti in questa sala). Dipinto dopo il ritorno da Parigi, dove aveva conosciuto il pointillisme di Seurat e Signac. Notare l'andamento delle pennellate nel cielo (cerchi) e nel prato (tratteggio erba)". Da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Ha una cornice storica, non quella progettata da Balla. E' stato acquistato dalla Galleria nel 1962.

GIACOMO BALLA, La pazza, 1905. Doveva far parte di un ciclo degli esclusi (Verga, Tolstoj, Zolà).

GIACOMO BALLA, Ritratto all'aperto, 1902. Capolavoro del suo periodo divisionista, il quadro è concepito come una istantanea.

DUILIO CAMBELLOTTI, I bufali, 1910. Artista delle paludi pontine.

FELICE CARENA, Ritratto di Giovanni Cena, 1909 circa. E' qui raffigurato il poeta torinese che si fece promotore delle scuole nell'agro romano con Sibilla Aleramo.

LA RITRATTISTICA BELLA EPOQUE SALA 8

Nella sala sono presentate opere di ritrattistica mondana del primo decennio del secolo.

GIOVANNI BOLDINI, Ritratto di M.lle Lanthelme, 1907. Vi è rappresentata l'attrice, amante di Alfred Edwads, personaggio dell'alta finanza e proprietrio di giornali, tra cui "Le Matin". Cadde in acqua dallo yacht e morì in circostanze non chiare. Vestita di nero squillante, su fondo scuro, rosa il fiocco alla vita e il volto, la mano sul fianco, lo sguardo fermo di una sicurezza quasi sfrontata. Esempio di femminilità parigina. Da: catalogo della mostra Boldini tenutasi in Galleria nel 2005.

GIOVANNI BOLDINI, Ritratto della marchesa Casati, 1911-13. Figlia di un ricchissimo industriale lombardo, moglie del marchese Camillo Casati, dal quale si separò ufficialmente nel 1914. Dal 1906 al 1938 fu amante e musa ispiratrice di Gabriele D'Annunzio che la chiamava Corè, ne fece la protagonista in "Forse che sì, forse che no". Luisa Amman, questo il vero nome, fu capace di creare un vero e proprio culto intorno alla propria persona leggendaria, eccentrica, misteriosa. Sempre originale, elegantissima, magnetica, accentratrice, protettrice di artisti (Sarah Bernhard), collezionista anche di suoi ritratti commissionati ad artisti e fotografi. La marchesa conobbe e ospitò Boldini che la chiamava "La Divina". Da: catalogo mostra su Boldini alla Gnam del 2005.

PAOLO TROUBETZKOY, Mia moglie, 1911. "Spiritosa presentazione di un modello della moda del tempo. Di famiglia aristocratica russa, portò gli ultimi echi della scapigliatura lombarda, fin dentro il nuovo secolo". Da: Palma Bucarelli, La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1973 Istituto Poligrafico Stato.

IL TEMPO DELLE AVANGUARDIE SALA 9

Il salone è dedicato alle Avanguardie storiche che si affermano nei primi trent'anni del Novecento e si articolano in veri e propri movimenti legati concettualmente tra loro e preparatori l'uno dell'altro, essi sono: Espressionismo (Die Bruke 1905, non presente in Galleria /Fauves 1905), Cubismo 1907 / Futurismo 1910, Astrattismo (Der Blaue Reiter 1911 / Neoplasticismo 1917), Dada anni '20, Metafisica 1917 (vedi sala De Chirico) e Surrealismo 1930 (vedi collezione Arturo Schwarz).

ESPRESSIONISMO Nel 1905 a Dresda, in Germania, un gruppo di giovani pittori, nell'intento di rinnovare il linguaggio dell'arte, formula un vero e proprio programma e si dà nome Die Brucke, cioè Il ponte, la strada verso il futruo inteso come rinnovamento dell'arte. Gli artisti di questo gruppo ritengono che ogni opera possa in qualche modo influenzare il composrtamento di chi la osserva e proprio per sensibilizzare il pubblico ai problemi della realtà sociale, rappresentano spesso temi legati alla vita delle classi più disagiate, utilizzando forme schematiche e colori violenti che comunicano grande drammaticità e tensione. Le immagini subiscono una deformazione violenta che esprime la tensione psicologica dell'artista. Nel 1911 il gruppo si scioglie, ne hanno fatto parte: Ernest Kirchner, Emil Nolde, Max Pechstein e altri. L'espressionismo tedesco è anche una corrente letteraria.

In Francia, sempre nel 1905, si manifesta il gruppo dei Fauves, cioè Le belve, l'attenzione degli artisti è rivolta principalmente al colore, alla pennellata larga e corposa e non a ciò che si rappresenta. Principali esponenti sono: Henry Matisse, Maurice de Vlaminck, Andrè Derain, Dees Van Dongen. Nel 1907 il gruppo si scioglie.

CUBISMO Il più importante movimento di avanguardia del secolo: Pablo Picasso e George Braque ne sono i fondatori in Francia nel 1907. Partono dallo studio della realtà, ma la scompongono per poi costruirla sulla tela in un particolare ordine che annulla la distinzione tra le figure, gli oggetti e lo spazio in cui sono inseriti. Arrivano al cubismo in seguito allo studio delle forme geometriche di Cezanne e allo studio della scultura primitiva africana che Matisse aveva fatto conoscere. Il termine cubismo fu coniato dalla stampa nel 1908 in seguito all'esposizione di alcune tele di Braque in cui le case erano ridotte a piccoli cubi: "Case all'Estaque", (rilievo collinare nel Sud della Francia) 1908, oggi a Berna. Per Apollinaire "con il cubismo l'arte non è più imitazione, ma pensiero" (da Apollinaire, Pittori cubisti, 1911).

FUTURISMO Nel 1909, in Italia e in Francia (sul Figarò di Parigi il 20 febbraio) viene pubblicato il manifesto del Futurismo (Marinetti) che interessa letteratura, teatro e cinema. Nel 1910 segue il Manifesto della pittura futurista e nel 1912 quello dell'architettura. Firmano il manifesto tecnico della pittura futurista: Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini. Il sogno futurista è quello di distruggere il passato, solo il futuro può esistere e ad esso bisogna tendere, rinnovandosi continuamente, abbandonando le regole imposte dalla tradizione. Le immagini, i suoni e le parole non possono che essere nuove in un mondo sempre più rinnovato dalle macchine e in continua e veloce trasformazione. La rappresentazione di effetti di movimento è dunque alla base della pittura e della scultura futurista. Dal manifesto: "Un cavallo in corsa non ha quattro zampe ma venti...". Dopo la prima guerra mondiale alcuni artisti propongono il secondo futurismo, vedi salone Novecento.

ASTRATTISMO L'arte astratta inizia nel 1910, quando Kandinskij esegue un acquarello fatto di macchie di colore accostate a segni a penna: "Senza titolo", 1910 Parigi, Museo d'Arte Moderna. Nel 1911 Vasilij Kandinsky e Franz Marc fondarono a Monaco il movimento Der Blaue Reiter, cioè "Il cavaliere azzurro" sostenendo, come i cubisti, che l'immagine per comunicare non ha bisogno di rappresentare la natura, sensazioni, emozioni, idee vengono suscitate dai colori, dalle linee, dalle luci indipendentemente da ciò che significano. Con l'astrattismo l'arte vuole comunicare contenuti interiori, spirituali; non vuole interpretare la realtà, l'arte diventa espressione della vita psicologica dell'individuo. Questo movimento può definirsi ASTRATTISMO LIRICO. Altri esponenti importanti sono Paul Klee e August Macke. Per Klee: "L'artista opera in modo irrazionale".

Nel 1917 in Olanda si afferma il NEOPLASTICISMO diffuso attraverso la rivista "De Stijl" dal pittore Piet Mondrian. I dipinti di Mondrian sono quasi ossessivamente basati su linee orizzontali e verticali che separano settori di colore compatto, privo di sfumature, quasi sempre colore primario: rosso, giallo, blu, Mondrian tende ad eleiminare ogni interpretazione soggettiva e a risolvere ogni problema compositivo come se costruisse la dimostrazione di un teorema.

AVANGUARDIE RUSSE Dopo aver conosciuto cubismo e futurismo gli artisti russi creano movimenti artistici d'avanguardia di rilievo internazionale. RAGGISMO. Fondato dai coniugi Larianov, si definisce sintesi di Cubismo e Futurismo, è caratterizzato da linee scattanti e dinamiche, simili a raggi luminosi uniti a colori molto vivi. SUPREMATISMO. Fondato nel 1915 da Kazimir Malevic nel quale per la prima volta un'opera d'arte è formata solo da forme geometriche, le ricerche simili di Mondrian sono posteriori. COSTRUTTIVISMO. Fondato da Vladimir Tatlin nel 1915, propone un'arte socialmente impegnata, il campo di ricerca privilegiato è il disegno industriale e l'architettura. Di Tatlin è il progetto mai realizzato del "Modello per il monumento alla Terza Internazionale" 1919-20.

Di tutti i quadri presenti nella sala ne scegliamo uno per ogni movimento di avanguardia, che sia esplicativo dello stesso.

AMEDEO MODIGLIANI, Nudo sdraiato, 1918-19. AMEDEO MODIGLIANI, Signora dal collaretto, 1917. KEES VAN DONGEN, La donna in bianco, 1913. Le tre opere si possono ricondurre al movimento denominato Espressionismo, meglio alla "Scuola di Parigi".

GEORGE BRAQUE, Natura morta con clarinetto, 1911. Esempio chiaro di cubismo.

UMBERTO BOCCIONI, Cavallo + cavaliere + caseggiato, 1913-14.Esempio notevole di futurismo.

GIACOMO BALLA, Espansione dinamica + velocità, 1913.Altro esempio di futurismo, di Balla in questa sala una notevole collezione.

ALEXANDER ARCHIPENKO, Camminando, 1912, bronzo. L'artista, di origine ucraina, ha cercato di trasferire nella sultura le ricerche del cubismo analitico.

PIET MONDRIAN, Grande composizione A con mero, rosso, giallo e blu, 1920. Fondatore del movimento neoplastico, questa sua opera è uno dei quadri più importanti della Galleria.

GIORGIO MORANDI, Natura morta, 1918. CARLO CARRA', Ovale delle apparizioni, 1918. Opere del periodo metafisico degli autori, vedi più avanti la sala "Aria di Parigi".

VASILIJ KANDINSKIJ, Linea angolare, 1930. Migliore opera non potrebbe rappresentare il movimento astratto.

MOHOLY NAGY, Croce gialla Q7, 1922. L'artista è un esponente del costruttivismo russo.

COLLEZIONE SCHWARZ. OPERE DADA. SALA 10

Le opere presenti in questa sala, e nella successiva, sono frutto di una donazione privata del 1997. Il movimento nasce nel 1916 a Zurigo dove si erano rifugiati artisti e intellettuali allo scoppio della prima guerra mondiale visto che la Svizzera era un paese neutrale. Tre anni prima Duchamp aveva creato "La ruota di bicicletta". Partendo dalla volontà di rompere con la società e la cultura che ha portato alla guerra, questi artisti hanno creato un movimento che infrange tutte le regole, anche quelle del linguaggio e dell'arte, la parola d'ordine è "niente", la stessa parola Dada, afferma Tzara, non significa nulla. Marcel Duchamp vede un mondo pieno di oggetti realizzati in serie, per combattere tale conformità di gurso prende tali oggetti e li espone, come nel caso dell'orinatoio, chiamato fontana e firmato Mutt, presentato nel 1917 a New York.

Oltre a Duchamp sono esponenti del movimento Dada: Man Ray, Francis Picabia e Hans Arp.

MARCEL DUCHAMP, Ruota di bicicletta, 1913-64. MARCEL DUCHAMP, Scolabottiglie. MARCEL DUCHAMP, Urinatoio. MARCEL DUCHAMP, La boite en valise, 1936 - 41.

COLLEZIONE SCHWARZ. IL SURREALISMO SALA 11

La sala si trova nel soppalco realizzato al di sopra della sala precedente. Il surrealismo, o realtà superiore, è un movimento letterario e artistico che ha rivalutato la parte irrazionale dell'uomo, cioè il mondo dell'inconscio, dell'immaginazione, del sogno, degli impulsi psichici, la parte più profonda della nostra mente, di cui non abbiamo coscienza. Per il poeta Andrè Breton, che pubblicò il primo manifesto, il Surrealismo deve esprimere il pensiero in modo "automatico", senza il controllo della ragione. La creazione artistica diviene così immediata, automatica, capace di registrare ogni palpito interiore o vibrazione psicologica. L'arte surrealista si basa sulle ricerche psicoanalitiche compiute da Sigmund Freud.Simpatizzano con i movimenti più radicali di quegli anni. La prima mostra collettiva è stata allestita a Parigi nel 1925 con Man Ray, Arp, Masson, Picasso, Ernest e Mirò, in seguito si aggiunsero Magritte e Dalì.

JOAN MIRO', Il compianto degli amanti, 1953.

MAX ERNEST, Compendio di storia universale, 1953.

HANS ARP, Coppa chimerica, 1947.

ALBERTO GIACOMETTI, Tete qui regarde, s.d., scultura.

MAN RAY, Venus, 1934, scultura.

IL RITORNO AI VALORI ARCAICI DI UN'ITALIA RURALE SALA 12

La sala è dedicata, come la seguente, a quegli artisti che, fra i due conflitti mondiali, aderirono al movimento artistico denominato "Valori plastici", prima e "Novecento" poi. Il ritorno all'ordine è inteso come ristabilimento della tradizione e vuole il recupero della tradizione primitivista (Giotto) e rinascimentale.

VALORI PLASTICI E' un movimento artistico italiano legato alla rivista fondata da Mario Broglio (1918-22) che accolse nelle sue file artisti di varia formazione: Carrà, Morandi, De Chirico, Soffici e gli scultori Melli e Martini. Pubblicò monografie su artisti italiani e artisti e movimenti stranieri. Mentre la rivista ebbe un'importante funzione informativa, il movimento fu chiaramente orientato verso il richiamo all'ordine, ed esaltò i valori della forma rifacendosi alla tradizione del Tre Quattrocento.

NOVECENTO Movimento artistico italiano caratteristica espressione della cultura nazionale uscita dalla prima guerra mondiale, sancì la rinuncia agli ideali delle avanguardie, per elaborare, in chiave nazionalistica, i principi di "un ritorno all'ordine": la tradizione primitivista (Giotto) e rinascimentale, lo studio della forma - volume, le cui premesse si trovano già in Valori Plastici e nella pittura metafisica di Carrà e De Chirico. Fu equivalente al Novecento letterario e musicale. Del 1922 è il suo atto di nascita con l'esposizione alla Galleria Pesaro di Milano di un primo raggruppamento (Bucci, Funi, Malerba, Oppi, Sironi, Dudreville e Marussig: I SETTE PITTORI DEL NOVECENTO). Per la Biennale del 1924, nella presentazione Margherita Sarfatti, auspicava un più largo schieramento di forze. Critici d'arte favorevoli al movimento furono Massimo Bontempelli (curatore della rivista Novecento con Curzio Malaparte), Maraini e Ugo Ojetti.

CARLO CARRA', Donna con cane, 1938.

MARIO SIRONI, La famiglia del pastore, 1936.

ARTURO MARTINI, Il pastore, 1930-31, terracotta.

GIORGIO MORANDI,Paesaggio con casa rustica, 1944. GIORGIO MORANDI,Paesaggio, 1943. GIORGIO MORANDI, Paese, 1936. Morandi (Bologna 1890 - 1964) è un artista di qualità eccezionale, dei maggiori in campo europeo, nella sua poetica si può trovare un raffronto con la poesia di Eugenio Montale.

VALORI PLASTICI, REALISMO MAGICO, NOVECENTO SALA 13

VIRGILIO GUIDI, In tram, 1919-23.

FRANCESCO TROMBADORI, Natura morta, 1924.

ANTONIO DONGHI, Figura di donna, 1932.

FELICE CASORATI, Ospedale, 1927.

L'ARIA DI PARIGI SALA 14

La sala è dedicata a Giorgio De Chirico e alla METAFISICA, dal greco oltre il fisico, il movimento artistico concepito da lui e da Carrà nel 1917 a Ferrara. A differenza del futurismo, nei dipinti della Metafisica domina l'assoluta immobilità. Le scene sono popolate da strani manichini al posto degli esseri viventi: lo spazio, sempre defito prospetticamente, è irreale, appare limitato da costruzioni o elementi di paesaggio secondo un ordine non reale, tanto da far pensare ai sogni. All'interno di scenari impossibili, gli oggetti sono accostati in modo assurdo e proiettano ombre ingigantite e incombenti. Il mondo metafisico è vuoto e disabitato. Oltre a De Chirico e Carrà altri esponenti furono Giorgio Morandi, Alberto Savinio (il fratello di De Chirico) e Filippo De Pisis.

GIORGIO DE CHIRICO, Angelica e Ruggero, 1946. Da Rubens. GIORGIO DE CHIRICO, Autoritratto in costume nero, 1948. GIORGIO DE CHIRICO, Natura morta con pesci, 1931. GIORGIO DE CHIRICO, Autoritratto nello studio di Parigi, 1935.

GIORGIO DE CHIRICO, Ettore e Andromaca, 1924. GIORGIO DE CHIRICO, La Gravida, 1923. Da Raffaello. GIORGIO DE CHIRICO, Gli archeologi, 1923.

FILIPPO DE PISIS, Natura morta (Settembre a Venezia), 1930. FILIPPO DE PISIS, Lungosenna autunnale, 1934.

ALBERTO SAVINIO, Creta, 1931-32. GINO SEVERINI, Nudo, 1942. GIUSEPPE (PIPPO) ORIANI, Meriggio coloniale, 1936. MASSIMO CAMPIGLI, Madre e figlia, 1940. -- () 19:38, 25 feb 2009 (CET)Pieroscacchi

LE GRANDI CORRENTI NAZIONALI NEGLI ANNI TRENTA SALA 15

Il salone è dedicato agli artisti più rappresentativi degli anni Trenta riconducibili al movimento artistico Novecento. Si possono considerare gli artisti "ufficiali" del regime dell'epoca.

Sui lati corti del salone due opere di grandi dimensioni testimonianza dell'arte che il fascismo richiedeva per la decorazione dei palazzi pubblici. Entrando nel salone dalla sala "Aria di Parigi": GERARDO DOTTORI, Polittico della rivoluzione fascista" 1934. Entrando nel salone dalla sala "Ritorno ai valori arcaici di una società rurale": MARIO SIRONI, Il costruttore, 1936. Grande cartone per il mosaico per il Palazzo della Triennale di Milano, oggi Palazzo dei Giornali. Mario Sironi (Sassari 1885 - Milano 1961) si può considerare il pittore ufficiale del regime.

Sono opere riconducibili al movimento "Novecento":

MARIO SIRONI, Studio di nudo, 1926. CARLO CARRA', Cavalli, 1927. MASSIMO CAMPIGLI, Le spose dei marinai, 1934. GINO ROSSI, Fanciulla che legge, 1922.

Tra le sculture riconducibili allo stesso movimento artistico:

ARTURO MARTINI, Uomo che beve, 1934-35 circa, in peperino. ARTURO MARTINI, Athena, 1934, bronzo.

Sono opere riconducibili al SECONDO FUTURISMO o AEROPITTURA.

ENRICO PRAMPOLINI, Dinamica azione, 1939. ENRICO PRAMPOLINI, L'automa quotidiano, 1930. BENEDETTA MARINETTI, Aeropittura di un incontro.

Non sono riconducibili al movimento Novecento, ma si possono considerare opere di EVASIONE rispetto al clima culturale e politico del tempo:

GIORGIO MORANDI, Natura morta, 1946. GIUSEPPE CAPOGROSSI, Il temporale, 1933.

Sono opere apertamente in DISSENSO rispetto al regime, che usano le modalità dell'Espressionismo che si è già visto nel salone delle Avanguardie:

ALBERTO ZIVERI, La rissa, 1938. FAUSTO PIRANDELLO, La pioggia d'oro, 1933. SCIPIONE, Piazza Navona, 1930. MARIO MAFAI, Demolizione dei Borghi, 1939.

Il corridoio centrale del salone è denominato IL RITIRO DEI POETI E DEI PITTORI:

PERICLE FAZZINI, Ritratto di Ungaretti, 1936, legno. PERICLE FAZZINI, Sibilla Aleramo, 1938-39, bronzo. FRANCESCO MESSINA, Ritratto di Riccardo Bacchelli, 1935-36, bronzo. MARINO MAZZACURATI, Ritratto di Vasco Pratolini, 1941, bronzo. RENATO GUTTUSO, Ritratto di Eugenio Montale, 1938.

GUTTUSO, MANZU' E L'ARTE DA CORRENTE AL NEOREALISMO SALA 16

La sala è dedicata al NEOREALISMO, movimento culturale nato nel periodo di impegno politico della Resistenza che guarda all'aspetto sociale e soprattutto alla vita dura ma dignitosa degli umili, con linguaggio compresnsibile alle masse. Il neorealismo si esprime in letteratura con Pavese, Vittorini, Fenoglio, Pratolini; e nel cinema con Rossellini (autore di Roma città aperta), Visconti (autore de La terra trema) e De Sica (autore di Ladri di biciclette e Sciuscià).

RENATO GUTTUSO, La battaglia di Ponte Ammiraglio, 1952.

GIACOMO MANZU', Deposizione con prelato, 1942.

RENATO GUTTUSO, Fucilazione in campagna, 1939.

RENATO GUTTUSO, Crocefissione, 1940-41.

RENATO GUTTUSO, Fuga dall'Etna, 1940.

LA GUERRA NELLA MEMORIA POSTBELLICA Corridoio e corte centrale 17

MARINO MAZZACURATI, Il fucilato, 1954-55, bronzo.

ALIGI SASSU, La guerra civile (Piazzale Loreto), 1944.

FRONTE NUOVO, NEOREALISMO, POSTCUBISMO SALA 18

La sala rappresenta le ricerche artistiche dell'immediato dopoguerra.

LEONCILLO, Bombardamento notturno, 1954.

ANTONIO CORPORA, Pesca grossa, 1949.

TITINA MASELLI, Autostrada di notte, 1951.

EVOLUZIONE E APPRODI DELL'ARTE ASTRATTA SALA 19

Anche questa sala è dedicata alle molteplici voci artistiche del dopoguerra italiano, con prevalenza di a

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Suggerimenti e consigli
Organizzato da:
Pierre Crescenzo
14 agosto 2013
Absolument superbe !
Albarico
28 agosto 2011
"passeggiata nei pressi della verde Villa Borghese, sosta un po' snob sulla terrazza del caffé e infine la visita alla collezione come un ultimo delizioso momento di profondo e totale benessere"
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